Page 273 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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LA  MISSIONE  MILITARE  ITALIANA  IN  POLONIA  (1919-1920)            263


          era stato dal 1916 al1918 il  comandante della Missione militare italiana in Russia
          e che  univa  alle sue  cognizioni  militari  un'uguale  cognizione  della  posta politica
          in  gioco,  rappresentata dalla  Polonia  nella geopolitica generale del  dopoguerra e
          soprattutto dalla sua posizione strategica di  diga  nei  riguardi del regime sovietico
          e di  carta anti-tedesca  nella  futura  Europa  (4).
              Sul piano generale, c'era una presenza preminente della Francia, che si riteneva
          la  naturale  protettrice  di  questa  Polonia  e  i  cui  rappresentanti  diplomatici  e
          militari  ostacolavano  i  movimenti  di  una  diplomazia  italiana  che  sovente  univa
          un'attività  diplomatica  a  delle  operazioni di  appoggio  alla  presenza  di  industrie
          italiane  in  posizione  di  concorrenza  industriale  con  la  Francia.  Sul  piano  delle
          questioni  territoriali,  legate  alla  definizione  delle  frontiere  del  nuovo  stato  che
          erano  al  centro  della  tutela  francese,  la  posizione  italiana  era  allineata  a  quella
          francese.  E  fu  alla  Commissione  per  il  plebiscito  in  Alta  Slesia,  che  aveva  per
          presidente il generale francese Le  Rond e per membro il  generale italiano Alberto
          De  Marinis,  che  l'Italia  provò  il  suo  impegno  concreto  al  fianco  degli  Alleati,
          inviando un contingente di circa 2000 uomini per sorvegliare le operazioni di voto.
          Come si sa,  i tumulti e gli  incidenti provocati dai  polacchi dopo gli esiti del voto,
          che vessavano le speranze della Polonia, furono numerosi e il contingente italiano,
          nella  notte  tra  il  due  e  il  tre  maggio  1921,  fu  colpito  drammaticamente  dagli
          effetti dei  tafferugli  che  fecero  23  morti tra i soldati  italiani.
              Le  ripercussioni  in  Italia  di  questi  incidenti  furono  enormi ed il  governo di
          Roma si  trovò al centro di  polemiche che alimentavano i nazionalisti ed i fascisti
          ma che i delegati italiani in Polonia seppero facilmente domare. E nelle sue memorie
          postume il  primo ambasciatore italiano a Varsavia,  Francesco Tommasini, ne offrì
          una interpretazione dai toni moderati: " ... l:insurrezione in Alta Slesia, gli incidenti
          italo-polacchi che  ne  seguirono,  le  soddisfazioni  esemplari che ottenemmo, sono
          stati da me diffusamente esposti in altro luogo. Fu  una specie di tempesta che chiarì
          però  l'atmosfera.  l:attitudine  energica  del  Governo  italiano  fece  comprendere  a
          Varsavia  che  non  era  possibile  sollecitare  continuamente  il  nostro  appoggio,
          spesso decisivo,  e non avere  i debiti  riguardi  per i nostri  interessi  e per la  nostra
          stessa  dignità" (5).  Naturalmente  le  avventure  del  governo  polacco,  specialmente
          la  spedizione  in  Ucraina,  non  mancarono affatto di  sollevare le  giuste  riserve del
          governo italiano che si  pose  così la  questione, che  ancor più  problematicamente
          si  pose Pierre  Rain,  di  sapere:  "La Polonia del  1919  era vitale?"(6).
               Per gli italiani questa politica era una politica suicida ed il  fatto che Varsavia
          assediata  poté  salvarsi  dal  disastro  dell'occupazione  dei  sovietici  solo  grazie
          all'intervento energico delle truppe del generale Weygand, non fece che rinforzare
          l'influenza, a modo di  "satellite", della Francia su  questo paese.
              La  posizione di  certi osservatori italiani  non  mancava di dare ragione ad una
          tendenza volta  a voler assottigliare  gli  spazi  della  sovranità  tedesca sulla  Polonia:
          Carlo Sforza scriveva a Luigi Albertini, direttore dell'influente quotidiano di Milano
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