Page 278 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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             imponeva,  anche  con grave  danno  del  vacillante  bilancio  polacco".  I  rapporti
             della  Missione  militare  italiana  sono  categorici:  la  Francia  imponeva  il  suo
             punto di  vista e ostacolava senza riserve  le  ambizioni italiane.
                 Un  altro  elemento  importante  veniva  a  confermare  tale  situazione,  vale  a
             dire  la  nomina  in  seno  allo Stato Maggiore  delle  Forze Armate  polacche  di  un
             ufficiale  francese,  capo  della  divisione  aeronautica dello stesso Stato Maggiore,
             il  colonnello  Lévèque.  Questa  nomina  era  evidentemente  volta  ad  intralciare
             considerevolmente  le  attività  della  Missione  militare  italiana  che  ne  segnalò,
             invano, la gravità al proprio governo. Sul piano giuridico la situazione fu perfezionata
             dalla  conclusione  di  quattro  trattati  tra  Parigi  e Varsavia,  che  completarono  la
             convenzione militare precedente e che, a detta del  generale Romei,  fecero  della
             Polonia "una colonia della Francia".
                 Da  parte sua  la  diplomazia  italiana  non  faceva  molti  progressi:  l'evolversi
             della situazione interna italiana non dava che pochissime speranze ai  propositi di
             Tommasini.  r.;ultimo sussulto di successo,  parziale, fu  la conclusione a Genova,  il
             12 maggio 1922, durante la famosa conferenza, di un Trattato di commercio firmato
             dal Ministro italiano degli Mfari Esteri, Carlo Schanzer, dal suo collega dell'Industria
             e del Commercio, Teofilo Rossi e dal Ministro polacco degli Mfari Esteri, Skinnunt.
             Al  cuore del trattato, delle questioni modeste come la  Carta di legittimazione per
             i viaggiatori di commercio, l'assistenza italiana per gli emigranti polacchi soprattutto
             nel porto di Trieste e questioni minori  relative al  commercio.
                 La  salita al potere di  Mussolini  il  28  ottobre 1922, cambiò sensibilmente la
             situazione poiché  le  scelte  di  politica  estera del  nuovo governo  non  apparivano
             molto chiare. r.;orientamento dei fascisti  era indirizzato al Mediterraneo e quindi
             l'Europa orientale non appariva molto importante. Inoltre l'ambasciatore Tommasini
             era  su  posizioni  antifasciste  e  questo  spiega  il  suo  richiamo  e  la  fine  della  sua
             carriera  diplomatica.  Quanto alla  Missione  militare,  il  generale  Romei  era stato
             richiamato assai prima del fascismo ma potè attendere il gennaio 1923 per rientrare
             definitivamente in  Italia con tutti i membri della Missione.
                 Un  ultimo  episodio  della  tenacia  degli  aviatori  italiani:  dopo  un  raid  in
             Polonia,  su  un  aereo  Ansaldo  A 304,  del  famoso  pilota Arturo  Ferrarin,  il
             generale  Lévèque  non  poté  sottrarsi  alla  richiesta  delle  autorità  polacche  di
             acquistarne una squadriglia di  dodici apparecchi per l'aviazione militare polacca.
                 Quasi a guisa di  conclusione, il  23  gennaio  1923, veniva firmato  tra l'Italia
             e  la  Polonia  un  accordo  commerciale  della  durata  di  trent'anni,  che  evocava  la
             clausola di  nazione più favorita  relativamente  al  petrolio e alla  sua esportazione
             in  Italia.  Qualche  settimana  più  tardi  Mussolini  incontrò  a  Milano  il  Ministro
             polacco  degli  Affari  Esteri  Skrzinski,  al  quale  precisò  la  posizione  di  amicizia
             dell'Italia verso  la  Polonia  riguardo  alla  questione  delle  frontiere  e  il  desiderio
             italiano di  mantenere  delle relazioni commerciali di  notevole portata soprattutto
             per ciò  che concerneva il  petrolio e il  carbone(1S).
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