Page 274 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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            "Corriere della Sera", che era necessario staccare dalla Germania una porzione
            rilevante di  quelle ricchezze  minerarie se  si  voleva evitare che  in  capo a pochi
            anni  la  sua  potenza  industriale  fosse  ristabilita (7).  Un  altro  uomo  politico
            importante, Francesco Saverio Nitti, giudicava la "politica polacca" del governo
            piuttosto incresciosa e negativa poiché alimentava a Vc1rsavia illusioni di grandezza
            ed  un  certo  imperialismo  anti-tedesco  che  l'avvenire  non  avrebbe  potuto
            dimenticare.  I.:assurdità  del  corridoio  di  Danzica  in  favore  della  Polonia,  che
            "con le sue smanie imperiali prepara a sé e alle sue popolazioni risorte un terribile
            destino .. ."(8l,  era  denunciata  così  come  l'asservimento  agli  interessi  dell'alta
            finanza  e  della  grande  industria  della  Francia  che  non  faceva  alcunché  di
            vantaggioso per la  Polonia.
                Quanto a Mussolini le  sue  posizioni  divenivano  incerte:  da una parte egli
            condannava la spedizione in Ucraina che era "ispirata a dei motivi di imperialismo
            territoriale"  e  dall'altra  si  interrogava sulle  giustificazioni  ideologiche  delle
            decisioni  di  Varsavia.  Si  tratta  di  una  nuova  Babele  diplomatica?(9l.  Ma  cosa
            volevano l'Italia e i suoi rappresentanti in seno agli organismi dell'Intesa? Si può
            affermare che l'obiettivo delle sue aspirazioni sul piano diplomatico era soprattutto
            quello di  apparire  in  perfetta armonia con  le  "Grandi vincitrici",  con la  Gran
            Bretagna  e  soprattutto  con  la  Francia  e  questo  principalmente  per  motivi  di
            politica  interna.  Quanto ai  militari era chiaro che il  loro scopo era di  facilitare
            al massimo le attività degli italiani, militari ed industriali, per occupare il mercato
            della creazione di  un'armata polacca  moderna,  offrendole, spesso  a condizioni
            iniziali  assai  vantaggiose,  il  materiale  e  l'assistenza  tecnica  che  il  nuovo  stato
            riceveva già, in parte, dalla Francia. Si  trattava di  materiale rotabile, di aerei, di
            munizioni, di armi e di equipaggiamento militare in genere che spesso proveniva
            dai depositi di  guerra.
                Le iniziative italiane in questa direzione precedettero l'istituzione di una vera
            e  propria missione  ufficiale  militare:  per  l'Italia  si  trattava  di  offrire  a  questo
            nuovo stato una struttura militare adeguata, fondata sulla collaborazione con l'Italia
            che  giocava  su  una  politica  di  doni.  A tale  proposito  è  il  caso  di  ricordare  che
            l'Italia,  dal  1918,  aiutò  la  Polonia  a  creare  una  sua  propria armata,  facendo
            affluire  in  Francia,  per  le  divisioni  polacche  del  generale  Haller,  577 ufficiali  e
            31.800 soldati polacchi catturati sul fronte italiano che facevano parte dell'armata
            austriaca.  Inoltre,  nel  febbraio  1919,  16 treni  di  rifornimenti  e forniture  militari
            erano stati forniti dall'Italia alla Polonia. Nel luglio  1919, l'Italia cedette 7000 fucili
            modo  91  con  17 milioni  di  cartucce  e 28  batterie  di  cannoni  di  differente  calibro.
            Infine il Ministero della Guerra di Roma confermò la cessione, in dono, di materiale
            da guerra (parchi d'artiglieria,  materiale  automobilistico,  sanitario,  telefonico  e del
            genio)  per 6.905.866  lire,  cui si  aggiunsero  25  milioni  di  lire  per forniture  varie  e
            viveri destinati all'armata polacca(10l. Le proposte italiane erano enunciate dai documenti
            ufficiali italiani e miravano a fare della Polonia un partner importante del commercio
            estero  dell'Italia,  soprattutto  sul  piano  industriale  e  militare,  al  fine  di  poter
            ricevere in cambio ed in condizioni assai vantaggiose le materie prime di cui l'Italia
            aveva bisogno:  petrolio, legname e carbone.
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