Page 271 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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LA  MISSIONE  MILITARE  ITALIANA  IN  POLONIA
                                        (1919-1920)


                                                               ROMAIN  H.  RAINERO




              Tra  le  ambizioni  dell'Italia  uscita  vittoriosa  dalla  prima  guerra  mondiale
         l'aspetto  relativo  ad  un'affermazione  politica  ed  economica  italiana  nell'Europa
         orientale è  stato trascurato,  ma  esiste  ed  ha  lasciato numerose testimonianze che
         troppo spesso gli storici italiani hanno evitato di  ricordare. Infatti, nel corso della
         conferenza di Versailles, la delegazione italiana mostrò in varie occasioni di volersi
         interessare alla ricostruzione dello Stato polacco; e già durante il  conflitto le attività
         di  molti  autorevoli  esponenti  politici  polacchi  rifugiati  in  Italia,  tramite  le  molte
         manifestazioni dei "Comitati Pro Polonia", avevano chiarito all'opinione pubblica
         italiana  il  ruolo  che,  contro  la  Russia  rivoluzionaria,  la  Polonia  cattolica  poteva
         svolgere rimanendo nella sfera delle potenze vincitrici e soprattutto dell'Italia. La
         creazione,  il  22 novembre  1919, di  una Missione  militare  italiana presieduta dal
         generale Giovanni Romei Longhena, che era stato l'esperto militare della delegazione
         italiana a Parigi durante le discussioni  diplomatiche sul  futuro della Polonia, mise
         in evidenza la volontà politica dell'Italia. Questi propositi dovevano peraltro urtarsi
         ad  analoghe  ambizioni  della  Francia  che  da  alleata  di  guerra  divenne  presto  la
         rivale  di  ogni affermazione  italiana.  L'attività  della Missione  fu  peraltro  tenace e
         portò a conclusione  due trattati italo-polacchi, il  23 agosto 1921 ed il  12 maggio
          1922.  In  questi  accordi  le  premesse  commerciali  e  l'assistenza  tecnica  promessa
         parvero confortare le  speranze che la  forte  presenza di  industrie italiane attive in
         Polonia  faceva  presagire.  Due  elementi  infransero  queste speranze:  da  una  parte
         una certa rivalità tra diplomatici e militari italiani e dall'altra l'imponente pressione
         della Francia sulle autorità di Varsavia in vista di  un riconosciuto primato assoluto
         della  Francia  in  tutte  le  questioni  connesse al  nuovo  Stato.  L'arrivo  al  potere di
         Mussolini,  il  28  ottobre  1922, mutò non  poco la situazione in  quanto  la  politica
         estera del  nuovo regime parve trascurare queste  regioni dell'Europa orientale per
         altri  orizzonti.  Era  la  fine  della  Missione  che  tornò  in  Italia  nel  gennaio  1923
         senza poter proseguire un'azione che pure aveva dato indubbi successi all'industria
          nazionale specialmente aeronautica ed alla  presenza commerciale dell'Italia.
              La storia della Missione militare italiana a Varsavia deve essere ricollegata ad
          una certa tradizione italiana di relazioni politiche e scambi culturali con la Polonia,
         tradizione  che  risaliva  agli  anni  del  Risorgimento  italiano  e  che  l'occasione  di
         discussioni  nella  capitale  francese  delle  questioni  polacche,  all'indomani  della
         prima guerra mondiale, rimette all'onore degli interessi e degli interventi dell'Italia.
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