Page 276 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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            possible" e le  due delegazioni decidevano di accordarsi reciprocamente "toutes les
            facilités  compatibles  avec  la  situation  générale".  Le  merci  oggetto  dell'accordo
            erano  per la  Polonia  assai  modeste per importanza;  infatti si  trattava di  "savons
            parfumés,  de  dentelles,  de  chapeaux  pom  femme,  de  plumes  d'ornement,  de
            verreries et de liqueurs ... ".  Quanto all'Italia si  evocava l'esportazione di "citrons,
            oranges, soie  et automobiles".
                 Il  contenuto di  questo accordo commerciale era evidentemente modesto ma
            dava assai chiaramente notizia della situazione politica in cui la missione militare
            e  la  missione  diplomatica  si  trovavano  ad  agire.  Dopo  le  grandi  speranze  della
            vigilia era poca cosa, ma più che parlare delle rivalità con la Francia e dell'influenza
            preponderante del governo di  Parigi su  tutte le  decisioni  di  Varsavia,  che erano i
            due elementi principali della situazione, conviene ricordare che l'insieme dei rapporti
            con la Polonia risentiva presso l'opinione politica italiana di gravi e profondi motivi
            di  incertezza.  Sul  piano  della  politica estera si  nutrivano  dubbi circa  il  valore  di
            questa politica che sembrava intraprendere troppe cose contemporaneamente per
            essere  poi efficace  in  qualcuna di  esse.  Si  dubitava anche della possibilità di  fare
            una  politica  commerciale  valida  e  duratura  in  aree  geografiche  che  la  Francia,
            senz'altro più potente in  mezzi  e in efficienza,  aveva  deciso  di porre sotto la  sua
            ala protettrice. Infine vi era la situazione interna dell'Italia che appariva minacciosa
            ed incerta nelle sue scelte e nei  suoi sbocchi. Anche l'uomo che sembrava aver le
            possibilità  per  imporsi  a  Roma,  Benito Mussolini,  pareva  allontanarsi  da  questo
            genere di  politica e di  presenza.
                 La  conferma  che  le  cose  in  Polonia  fossero  al  punto  di  mettere  in  crisi  le
            speranze  dei  capi  delle  missioni  italiane  venne  dai  risultati  del  viaggio  del  capo
            dello stato polacco, maresciallo Pilzudski, a Parigi, ilIo febbraio  1921. Durante i
            14 giorni del  suo soggiorno nella capitale francese,  il  capo di  Stato della Polonia
            non fece che sottolineare la preminenza della Francia, vedere anche una sua esclusiva
            e gli  organi di stampa dei  due paesi  fecero coro a questa idea.
                 Il mesto rapporto che il capo della Missione militare Romei inviò al suo Ministro,
            il  15  febbraio  1921, da  Varsavia,  rispecchia bene l'effetto che suscitò questa presa
            di  posizione.  Quanto all'ambasciatore TOll1masini  le  argomentazioni che evocherà
            nei suoi  messaggi e soprattutto nelle sue memorie sono molto più sfumate.
                 Secondo  Romei  la  presenza e  le  conversazioni  del  capo  di  Stato  polacco  a
            Parigi  erano  degli  elementi  che  potevano  recare  grave  pregiudizio  alle  attività
            politiche e commerciali dell'Italia in questo paese. Il dubbio regnava: "La domanda
            che preoccupa ora i circoli politici e diplomatici di questa capitale è la seguente:
            "Che cosa si è concluso a Parigi?" L'avvenimento è ancora troppo recente perché
            si  possa  dare  una  risposta  basata  su  dati  positivi.  Conviene  per  ora  procedere
            piuttosto per induzione. Stando a quanto dicono i circoli diplomatici di Varsavia,
            a  Parigi  si  sarebbe  concluso  ben  poco.  Da  conversazioni  riservate  che  ho avuto
            io stesso con personaggi che hanno accompagnato a Parigi il  capo dello Stato, si
            dovrebbe concludere invece che il  viaggio ha dato risultati positivi e che si  sono
            gettate le  basi  di accordi militari ed economici"(l2).
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