Page 272 - Missioni militari italiane all'estero in tempo di pace (1861-1939)
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             Durante il  conflitto l'Italia si  era mostrata assai attiva quanto alla protezione delle
             rivendicazioni  polacche.  Le  attività  dei  polacchi  in  Italia  e  la  loro  influenza
             sull'opinione pubblica  italiana  sono  stati evocati in  diversi  studi  (l).  Per  le  nostre
             osservazioni  ci  è  sembrato  importante  ricordare,  per  la  sua  attività  futura,  la
             posizione  di  Benito  Mussolini  a  questo  riguardo  e  il  suo  incontro  a  Milano,
             nell'ottobre 1914, con uno dei più attivi rappresentanti del "Comitato Pro Polonia",
             Wladyslaw  Baranowski.  Mussolini,  che  allora  era  proprietario  e  redattore  capo
             del quotidiano "Il popolo d'Italia" e che era uno dei più attivi tra quelli che magnifi-
             cavano l'intervento dell'Italia a fianco  delle potenze dell'Intesa, si  mostrò un forte
             sostenitore  della  causa  dei  polacchi.  Egli  arrivò  persino  ad  offrire  al  Comitato,
             secondo Baranowski, uno spazio fisso su una colonna del suo giornale. Nel giornale
             non si trova traccia di questa offerta di collaborazione al Comitato, ma è innegabile
             che Mussolini abbracciò la causa dell'indipendenza polacca che evocò in un discorso
             a favore dell'entrata in guerra dell'Italia, pronunciato all'Arena di  Milano  davanti
             a più  di  centomila persone,  il  16  maggio  1915.  In  questa  occasione,  nel  discorso
             che  dichiarò  aver  per titolo  "Viva  la  guerra  liberatrice!",  Mussolini  sottolineò  le
             aspettative di popoli di liberarsi dal giogo tedesco e tra questi " .. .Ia Polonia insanguinata
             da  Muraview  ...  la  Polonia doveva  essere  libera e indipendente e  ... si  realizzerà
             domani; domani  ... la  Polonia liberata"(2).  Ci  è sembrato interessante ricordare la
             posizione di Mussolini a questo riguardo, all'inizio del conflitto, poiché questa era
             la posizione di gran parte dell'opinione pubblica italiana. Si tratta molto probabilmente
             di  una  attenzione  particolare  e  l'unico  storico  italiano  che  se  ne  è  occupato,
             Giorgio Rumi, non si cura affatto del personaggio Mussolini: " ... L'ambiguità sembra
             prevalere, e giustifica il sospetto che l'aporia sia determinata da mero calcolo o da
             contingenti accettazioni dei miti dell'ora ... ,,(3). In molte altre occasioni le posizioni
             di Mussolini sul suo giornale sono lo specchio di questa politica che gioca soprattutto
             sull'emozione e  la  ripercussione sull'opinione  pubblica sovente  messa  in  crisi  dal
             mito nascente  di  una violenza  dci  "grandi alleati" verso l'Italia.
                  Ma a parte le osservazioni su questa particolare posizione, furono gli avvenimenti
             del dopoguerra che fecero  di  questa eredità storica delle relazioni con la Polonia il
             punto  di  partenza  di  un  palese  interesse  dell'Italia  ufficiale,  non  ancora  fascista,
             riguardo alla questione polacca. Le ambizioni dell'Italia dopo la vittoria, con la sua
             partecipazione nelle conferenze degli Alleati alla ridefinizione geopolitica dell'Europa
             orientale  e  della  Polonia,  offrirono  alla  delegazione  italiana,  in  occasione  della
             creazione  della  Commissione  per  gli  affari  polacchi,  la  possibilità  di  giocare  un
             ruolo di un certo rilievo. Il  delegato italiano nella Commissione, il  cui presidente era
             l'ambasciatore  francese  Jules  Cambon,  era  un  ambasciatore  di  grande  levatura,  il
             marchese  Della Torretta,  il  futuro Ministro degli Affari  Esteri  dell'ultimo Ministero
             Giolitti. Quanto alla Commissione interealleata in Polonia, l'altro organo dell'Intesa,
             la  presenza  italiana  era  duplice:  a  livello  politico  c'era  l'ambasciatore  Giulio
             Cesare Montagna e sul piano militare il  generale Giovanni Romei Longhena, che
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