Page 180 - Una foresta di carte - Materiali per una guida agli archivi dell’Amministrazione Forestale
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Utilità che nel corso del tempo si sono modificate, infatti, l’istituto della
foresta demaniale ha subito, una notevole evoluzione o meglio, quasi un com-
pleto rivolgimento dalla sua originaria finalità. La legge istitutiva del 1871,
infatti, attraverso la costituzione del demanio forestale intendeva raggiungere
due scopi: incrementare il reddito forestale, proveniente dalla vendita dei le-
gnami dalla quale si cercava di trarre il massimo profitto possibile; e di ‘nor-
malizzare’ i boschi per renderli efficienti economicamente ed ecologicamente,
secondo le buone regole della selvicoltura.
Oggi gli scopi sono cambiati, non ci si aspetta più che il bosco generi
solo benefici come la produzione di legname e la protezione del suolo, ma
se ne considerano di nuovi come ad esempio la tutela del paesaggio e della
biodiversità, la creazione di ambienti adatti al turismo, alla ricreazione e all’e-
ducazione ambientale, la mitigazione dei cambiamenti climatici (fissazione
dell’anidride carbonica), la riduzione delle perdite di produttività dei suoli, il
riequilibrio del territorio (lotta alla desertificazione).
La gestione del patrimonio forestale, pubblico si trova quindi a dover con-
siderare contemporaneamente questi e molti altri benefici richiesti dalla socie-
tà; benefici vecchi e nuovi, erogabili sia sotto forma di prodotti che di servizi.
Questo orientamento viene recepito anche dalla nuova legge forestale
(d.lgs 18 maggio 2001, n. 227) le cui disposizioni sono finalizzate alla valo-
rizzazione della selvicoltura quale elemento fondamentale per lo sviluppo so-
cio economico e per la salvaguardia ambientale del territorio italiano, nonché
alla conservazione, all’incremento e alla razionale gestione del patrimonio
forestale nazionale, nel rispetto degli impegni assunti a livello internazionale
e comunitario in materia di biodiversità e sviluppo sostenibile.
Infine, dagli atti del Congresso nazionale di selvicoltura svoltosi a Taormi-
na nel 2008 ben si comprende quale sia la nuova ‘cultura del bosco’. In parti-
colare nella mozione finale viene puntualizzato il significato di bosco, inteso
non come bene strumentale, bensì come un’entità che ha valore in sé: un sog-
getto di diritti al pari di tutti gli altri sistemi viventi che determina appunto una
nuova dimensione culturale. L’uomo quando usa il bosco non deve turbare la
sua ‘anima’, deve rispettare l’equilibrio degli elementi che lo compongono.
L’attività idonea a mantenere questo equilibrio è la ‘selvicoltura sistemi-
ca’, che rappresenta un notevole cambiamento concettuale rispetto al passato;
infatti mentre nella concezione classica la selvicoltura privilegiava l’aspetto
produttivistico oggi è volta a garantire la sostenibilità ecologica, economica e
sociale della gestione forestale.
L’attuale pensiero forestale sembra ricollegarsi alle parole pronunciate da
Luigi Luzzatti in occasione del Congresso forestale Italiano del 1911 a Torino:
Gli alberi se non hanno la parola, hanno una voce che ragiona ai nostri cuo-
ri, hanno un’anima vibrante in arcane armonie e ci volgono la preghiera,

