Page 244 - Una foresta di carte - Materiali per una guida agli archivi dell’Amministrazione Forestale
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            tantissime e fondamentali indagini da parte del CFS, alla cui guida vi era il
            direttore generale Alfonso Alessandrini.
               In primo luogo era urgente conoscere la dimensione, lo spessore del patri-
            monio della risorsa forestale nazionale.
               L’Inventario forestale nazionale, il primo nella storia forestale elaborato
            dal Corpo forestale con la collaborazione tecnica e scientifica dell’Istituto spe-
            rimentale per l’assestamento forestale e per l’alpicoltura di Trento, ha elabo-
            rato le nuove coordinate del bosco in Italia, offrendo un’immagine inedita del
            patrimonio forestale.
               Per la prima volta, dalla costituzione dello Stato unitario, con l’Inventario
            si censirono in maniera rigorosamente scientifica, sistematica e completa le
            risorse forestali italiane. Tale strumento ha fatto emergere anche il bosco som-
            merso, infatti, la superficie boscata è risultata maggiore di quella conosciuta.
            Le precedenti indagini statistiche avevano rilevato una superficie forestale di
            circa 6.400.000 ettari mentre la nuova indagine condotta, appunto, secondo
            metodo scientifico , constatò che in Italia erano presenti 8.675.000 ettari di
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            bosco, di cui 3.858.300 ettari di cedui, 2.577.600 ettari di fustaie e 2.239.200
            ettari di altre formazioni (arbusti, macchia mediterranea, riparie, rupestri).
               Quindi  una  consistenza  di  superficie  forestale,  che  arrivava  a  coprire  il
            28,8% circa della superficie territoriale (indice di boscosità nel 1985). L’In-
            ventario metteva in luce anche una situazione molto difficile in termini quali-
            tativi: la localizzazione per il 95% in montagna, la bassa produttività legnosa,
            la forte presenza di cedui, le ridotte cure colturali, la polverizzazione delle
            proprietà private, la bassa percentuale di boschi comunali assestati, la scarsa
            efficienza delle imprese di lavorazione boschiva.
               L’Inventario evidenziava che l’Italia non era «un paese povero di boschi,
            ma un paese ricco di boschi poveri» , ovvero veniva riscontrata una buona
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            superficie boscata, ma fortemente carente per qualità e per assortimento di
            produzioni forestali.
               Tale condizione di impoverimento era dovuta non tanto all’eccesso di uti-
            lizzazioni e alle difficoltà di utilizzazione quanto alla protratta mancanza di
            cure colturali soprattutto nei cedui.
               Per questo motivo, l’atto successivo del Ministero dell’agricoltura e delle


            25  Alla raccolta dati parteciparono 550 forestali, l’attività iniziò nell’autunno del 1982 e si conclu-
               se nei primi mesi del 1985. Furono realizzati 9.639 rilievi su tutto il territorio nazionale. Secon-
               do l’Inventario una superficie boscata entrava nel computo se era «estesa almeno 2.000 m , se
                                                                                 2
               era larga più di 20 metri e se ospitava un soprassuolo che dava origine a una copertura almeno
               pari al 20%». Furono conteggiate anche le superfici temporaneamente prive di vegetazione, per
               eventi accidentali come frane o incendi, mentre erano escluse dal computo le formazioni arbo-
               ree dei parchi cittadini, o dei giardini, e tutte quelle compagini con soli fini estetici.
            26  Alessandrini, Il tempo cit.
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