Page 239 - Una foresta di carte - Materiali per una guida agli archivi dell’Amministrazione Forestale
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Un percorso di ricerca: i rimboschimenti forestali 239
5.1.5. I rimboschimenti e lo sviluppo della montagna italiana
Il secondo conflitto mondiale ebbe notevoli ripercussioni sul patrimonio
boschivo sia per la mancata attuazione di opere di forestazione sia per un’am-
pia e generalizzata utilizzazione.
Nell’immediato dopoguerra, le esigenze della ricostruzione determinarono
ancora una notevole pressione a carico delle foreste con tagli generalizzati che
depauperarono in poco tempo ulteriormente il patrimonio silvano.
Le attività di riforestazione ripresero a ritmi abbastanza sostenuti con la
legge 25 aprile 1949, n. 264 che stabiliva che il Ministero del lavoro di con-
certo con il Ministero dell’agricoltura e delle foreste autorizzasse l’apertura di
cantieri scuola per disoccupati per la realizzazione di vivai e di rimboschimen-
ti. In tutta Italia, furono centinaia i cantieri di rimboschimento aperti.
L’anno dopo seguì la legge 10 agosto 1950, n. 646 che istituiva la Cassa
per il Mezzogiorno e destinava cospicui stanziamenti, per opere anche di rim-
boschimento.
I risultati sotto il profilo forestale non furono apprezzabili: gli interventi
attuati non apportarono nessun miglioramento nelle tecniche di lavorazione
del suolo e di impianto.
Successivamente, fu promulgata la legge per la montagna (legge Fanfani)
n. 991 del 25 luglio 1952, il cui ambito operativo fu circoscritto ai territori
classificati montani.
Nella stessa legge si fissarono i criteri per la classificazione dei predetti
territori. Confermò inoltre che nei comprensori di bonifica montana, come già
previsto dalla legge n. 215 per i comprensori di bonifica integrale, i rimboschi-
menti venissero eseguiti come opere pubbliche a totale carico dello Stato. Il
contributo per i rimboschimenti e le ricostruzioni boschive volontarie venne
elevato al 75% della spesa ammessa.
Nel 1954 in Firenze, organizzato dall’Accademia italiana di scienze fo-
restali, si tenne il primo Congresso nazionale di selvicoltura. In quella sede
emerse la necessità di una politica forestale orientata alla conservazione e al
miglioramento dei boschi, basata su azioni dirette non tanto sull’estensione
della coltura boschiva ma sulla sua intensificazione (risparmio nelle utilizza-
zioni e miglioramento qualitativo e quantitativo della produzione dei boschi).
Il degrado boschivo doveva essere superato e la produttività aumentata, non
solo per risolvere il problema idrogeologico ma anche e soprattutto quello
economico. Infatti, in quegli anni vi era un’elevata domanda di legno che
comportava un forte squilibrio nella bilancia commerciale nazionale.
Una svolta nella promozione dello sviluppo forestale si ebbe con la pro-
mulgazione del Secondo piano verde (legge 27 ottobre 1966, n. 910) che po-

