Page 564 - 1992 - XVIII Congresso Internazionale di Storia Militare
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BO                                                UANIIU.ll DIBLW
             u imerconnessioni tra il  pensiero laico e quello militare sono evidenti anche
          se ognuno di questi  due pensieri parre da  un  punro diffe(ente e segue differenti
          percorsi analirici. Può essere utile quindi delineare alcuni lrmd nel processo di evo-
          luzione del  pensiero geopolitico americano di fine secolo sia  nel sercore civile sia
          i n  quello m  ili m re.
             Quesro,  anche all'incecno delle  sue due branche  non  si  sviluppa in  maniera
          univoca, ma si articola in differenti posizioni senza molci  punci  in comune rra di
          loro se non un malcelaco pessimismo derivaco dalle "nuove concraddizioni creare
          dallo sviluppo induscriale"  che, come scrive Bairati, "verranno viste <!ome una mi-
          naccia che corrode internamente la fabbrica deU'lmpeco.  Da queste apprensioni
          nasce l'idea che soltanto l'espansione olrre la  frontiera  del Pacifico e  dei  Caraibi
          possa salvare l'America dai suoi mali e che solranro la vinoria nella competizione
          economica e coloniale internazionale possa  rendere sopporcabili e supera bili le ten-
         sioni  interne" 0 11_
             Si  individuano quindi  tre  posizioni  nel  pensiero geopolitico e  imperiale  di
          m11crice laic11: dall'espansionismo quasi millenariscico dijosiab Strong, pastore del-
          la chiesa congregazionista, al "progressismo"  razzial-imperiale di Alberc Beverid-
         ge, al "teuwnismo"  del  divulgatore john Fiske.
             Anche nelle posizioni dei due massimi  pensatOd militari americani, Emory
          Upwn e Al&ed Thayet Mahan si  individuano le stesse differenze e  lo  stesso  tor-
          menro che anima  i teorici  "civili".
             Non è possibile affermare che le donrine "politiche" abbiano influenza m quelle
          "militari" e viceversa, ma è indubbio che esistono incerconness!oni era queste, an·
          che se il più delle volte implicire. Entrambi i due generi di ceorie remarono di ri-
          spondere a esigenze ampiamente sentite. E quindi la ripresa, da parte di un pensarore,
          di alcune remariche care ad un alno teorico, se pur significativa per qua neo riguar·
          da J'individuazione di un trend aoalirico, è da considerare più casuale che volura.
             Circa gli elementi di omogeneità di queste dottrine un'acuta osservazione vie-
          ne ancora da Bairati, quando sottolinea che le analisi di questi teorici geopolirici,
          "denare più da una serie di  scaci d'animo che da dati oggettivi", appaiono come
          un riflesso delle ì:litei tradizionali le quali ved.ono "i loro nemici ·non soltanto nelle
          masse barbare e pagane ma anche nei rohher ba•·om,  nei grandi capitani delle indu-
          strie monopolisriche, nei truJIJ e nei grandi finanzieri che non produco nn ma vivo-
          no di denaro (non si scordi a questO proposi co la comune vena anrisemica dei teorici
          dell'impero), nella classe politica corrona e corrucrrice" < >.  Una  prova di questa
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          affeunazionc è dalli da Alberto Acquarone che osserva come si sia venu~a inizial-
          mente a  sviluppare una resistenza  nei confronti  dell'iroperìalìsmo proprio all'in-
          terno di influenti settori  del  mondo degli  affari americano (13l_
             Un caso classico di opposizione allo straripante mondo capitalistico statuni-
          tense è rappresentato da Josiah Strong. Questi, la cui carr.iera venne spesa presso
          la comunità congregazionista di Cheyenne (Wyo.>.e venne caratterizzata dalla pra·
          tica  di una sona di  evangelismo "sociale"  con forti  connotati  razziali,  nel  1885
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