Page 566 - 1992 - XVIII Congresso Internazionale di Storia Militare
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          così assurda: soprattutto è segno di una non comune acutezza d'analisi il Fatto che
          Strong abbia idemificaro proprio in  quel  periodo storico a  lui contemporaneo il
          pumo  cruciale di quel  processo politico.
             Un  eguale coorenuto  raz.ziale,  ma con una minore tensione religiosa, hanno le
          teorie di Alberr Beveridge. Questo avvocato di  lndianapolis,  divenuto nel  1.899 se·
          narore, nmriva, come Strong, la convinzione della superiorità della razza americana.
          In un discorso tenuto nel  1898, in occasione dell'anniversario della nascita di Gram,
          egli afferma che qu.ella americana era una razza conquistatrice che doveva obbedire
          agli  imperativi del suo sangue c conquistare nuovi  mercati (l7l.  A questa afferma·
          zione l'Aurore aggiunge una nora che rivela un profondo errore d'a.nalisi. Beverid-
          ge sottolinea che lo stesso Grane "ebbe la virrù profcrica di prevedere ... la scomparsa
          delle civiltà inferiori e delle razze decadenti eU fronte all'avanzata delle civiltà supe·
          riori formate dai tipi più nobili e più virili  di uomini'" CISl, così  come Thomas jèf-
          fecson, '"sebbene interpretasse la  Costituzione in modo rigoroso e lerrecale, obbedì
          all'irnpulso anglo-sassone che urgeva in  lui,  la  cui parola d'origine fu  c ancora è
          in  rutto  il  mondo ' Avanti!': un alrro impero" -  rerminava così  il  Nostro- "'si
          aggiunse aJ  rerrirorio della  Repubblica e  la marcia della  bandiera continuò" 09l.
             Queste interpretazioni delle domine geopolitiche sia di Grant sia, soprattur·
          ro, di Jefferson sono, come si  è  accennato,  frucm  di  u.n  chiaro errore nell'analisi
          e  riducono ad una sona di  proclama  politico teorie originali d1e  nulla hanno a
          che vedere con  gli  impulsi espansionistici  di  fine  Orrocemo.
             Lo stesso fulcro centrale del  progetto geopolitico di Beveridge parre da una
          forzatura  del pensiero di  Gram.  All'auspicio  formulato dal  Presidente di  vedere
          il mondo divenca.re un'unica nazione, con una medesima lingua  e senza più biso·
          gno di forze armare, il fu curo senatore risponde lanciando il suo programma espan·
          sionisrico e motiva odolo con la necessità di smaltire il Jurp/111 prodotto daJl'economia
          americana,  aspetto questo che lo rende unico nell'ampio panorama dei teorici geo·
          politici. A questo proposito Bevcrìdge infatti afferma: " Il destino ci impone questa
          polirica: conquistare una pane sempre crescente del commercio imern.azionale. In
          tutto il  mondo collocheremo centri commerciali  d1e distribuiranno prodotci ame·
          ricani. Costruiremo una Marina a  misur:;t della nostra grandezza. Grandi colonie,
          che faranno sventolare la nostra bandiera e che commercieranno con noi, ci segui·
          ranno sulle ali del commercio. E  la legge amecicana, !"ordine americano, la  civiltà
          americana e la bandiera americana verranno stabiliti su spiagge lomane che, fino
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          ad oggi  insanguinate e  oscure diventeranno magnifiche e  felici" 1 0l.
             DieHo questa idea di espansionismo mercanrilistico, che ben si  sposa con le
          reorie militari di Mahan, ben altre suggesti.on.i si  muovono. li progressismo di Be-
          veridge si spegne appena  il  punto di osservazione si sposta dalla razza americana
          alle popolazioni oggettO di contesa coloniale. Allora il progetto politico del Nomo
          si rivela di uno spietatO cinismo reso ancor più evidente dalle sue origini darwinia-
          ne.  "'Le  Hawaii sono  nostre"',  scrisse  Beveridge, "Portorico è  nostra,  per le prc·
          ghier:c  dd suo stesso  popolo Cuba sarà definirivameme nostra; ... sul.le  Filippine
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