Page 568 - 1992 - XVIII Congresso Internazionale di Storia Militare
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              Queste argomentaZioni cosdruivano già un tcpoi politico americano e da Eiske
          vengono formulare con una tale incisivirà da acquistare la fisionomia di un giudi-
          zio di valore piurrosro che quella di una fredda analisi. Alrrertanro asrrarta e stimo-
          lata da un posidvismo uropico, anche se non priva di fondamenti, è la convi.nzion.e
          che i paesi europei per resistere alla competizione economica statunitense si trovi-
          no nella  condizione di dover smobilitare le  loro forze armare per trasformare "le
          spade in  aratri".
              Le domine "laiche", così delineare, se da un lato auspicano un intervento de-
          gli Stati Uniti nel!" arena mondiale, sulla base di una supposrn superiorità razziale,
          che più che ad una identità generica sembra implicitamente far riferimento ad una
          identità politico-culrnrale, dall'altro sono cararrecizzare d;l sosramiali differenze sulla
          modalità di arruazione di questo processo espansionistico e sul ruolo che può rive-
          stire l.a  macchina  bellica.
              L'impostazione ideal-militaristica di Beveridge e quella pseudo antibellicisti·
          ca eli  Fiske sono tra eli  loro inconciliabili se non meeliame un. più ampio confronto
          con le dottrine geopolitiche d i fine secolo.  L"inrerveoro dell'intellightnzia militare
          all'interno del dibattito era inevitabile e prese corpo -  come già ricordato- nelle
          figure di Mahan per la  Marina e eli  Upron per l'esercito.  L'opera pdncipale del
          generale Upron, The Mililary Policy of United State.r fu concepi.ra  nella seconda metà
          degli  anni  "70  e  realizzata  nel  1880,  pur essendo scata pubblicata  postuma solo
          nel  1904. per iniziativa eli  EHhu Root che l'assunse come manifesto teorico del suo
          programma di  rinnovamento militare. Tanco il generale Upron quamo il  coman-
          dante Mahan, seguendo la  tipica inclinazione militare a sfuggire la discussione in-
          torno agli aspetti più squisitamente politici dei problemi ("Un generale non si cura
          delle cause della guerra, il suo dovere è quello di conoscere a fondo la scoria milita-
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          re e avere ben  presente i  principi con cui si  conduce una guerra vittoriosa"<2 >),
          si  astennero dal pronunziarsi apertamente a  favore o  meno eli  un espansionismo
          coloniale -  anche se in Mahan si trovano frequenò riferimenti ai m11Jt economici
          e  commerciali  americani -  e limitarono,  formalmente, la loro sfera d'azione al
          settore della  difesa delle isriruzion.i c delle "proprietà"  americane. Non sfuggiva,
          comunque, ai due autori militari che un'adeguata polirica militare avrebbe inevi-
          tabilmente portato alla revisione della cradizionalc politica esreca di Washingron.
              U pwn aveva buon gioco nel criticare la politica, o come lui stesso la chiama-
          va la "non politica", militare degli Staò Unici denunciandone le drammatiche con-
          seguenze. Non senza ragione l'Aurore rivdò, nell'introduzione al suo maJterpi~e che
          rutte le guerre combatture dalla repubblica americana erano state così lunghe "per
          la mancanza di una preparazione accorra ed efficace, e spesso, quando il popolo
          attendeva impa.zienrememe notizie eli  virroria, nocizie di umilianti sconfitte getta-
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          rono la nazione nel dolore" < l. Venivano messi  così  in discussione i principi su
          cui  si  basava il  sistema  militare americano dai cempi di Washingron: eserciro su
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