Page 582 - 1992 - XVIII Congresso Internazionale di Storia Militare
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             Le ;Marine alleare ci vennero incontro cedendo a  tirolo di prestito unirà  spe·
         cial.izzace per la  ricerca e l'eliminazione delle mine: tra queste i  l7 dragamine AMS
         della classe "Azalea", costruiti negli Stati  Unici dopo il  1943 si rivelarono ottime
         unirà e su di essi si formarono le nuove generazioni di ufficiali e di equipaggi della
         Marina Militare. Queste piccole navi furono cedute già prima della firma formale
         del Patto Atlantico e contribuirono allo sminamento di vaste aree minate nei mari
         prospicienti le cosce  italiane. Seguirono poi  i  17 dragam.ine della classe "Abete"
         ed infine le quattro unirà d'altUia classe "Salmone", alcune delle quali rimaste in
         servizio sino ai  nostti giorni.
             Ma il più consiscenre gruppo di unità "americane" giunse in Jralia negli ann·i
         Cinquanta in un periodo estremamente difficile della ckosrruzìone pose-bellica della
         Marina Militare. Si r.raccava di un considerevole apporto alla nostra Aorta di unirà
         specialinace nella guerra antiaerea e nella lotta antisommergibile, arrivi!à queste
         di particolare  rilievo  affidare dall'Alleanza  Adancica  alla nosua nazione.
             L'avversario infani negli anni Cinquanta poteva minacciare il flusso dei rifor·
         nimenci NATO con  i mezzi  tipici del  Sea  .knia/:  sommergibili, aerei e mine.
             Giunsero in cempi successivi due cacciatorpediniere (Aviere e At·tiglier~) e tre
         avvisi-scorta classe "Aldebaran " , che per molti lustri ebbero un ruolo importante
         neiJ'addesrcame.nto  della  nostra  Marina alle  moderne tecniche di lorra  sul  mare.
         Quesre unirà, assieme a sei cannoniere d'appoggio (l.SSL) e ad una consistente qua n·
         tità di mocosiluranci riattivate dai nostri arsenali dopo un periodo di inarrività del
         primissimo dopogu.etra, formarono un nucleo di scampo anglosassone della nostra
         Marina,  rendendo più facile l'acquisizione di un addesaamenco comune nell'am·
         bito della  nuova  alleanza.
             Accanto a queste unità specializzate e, pru se di costruzione bellica, cecnologi·
         camenre all'altezza dei tempi fUiono assegnare all'Italia sempre con la formula "rm
         loa~r" un buon  numero di  unità ausiliarie,  utilissime per ricostituire  il  nucleo di
         supporto della  fiocca, quali rimorchiatori, cisterne,  unità appoggio e da rrasporto
         anfibio.
             Certamente queste unirà confermarono  l'elevar~ tecnologia americana  degli
         anni Quaranta nel momento in cui la  nostra cantieristica cercava di rimettere in
         sesto le  sue ben  noce capacità completamente sconvolte dall'anività bellica.
             Tutti i marinai italiani della generazione degli anni Cinquanta ha cercamence
         u.n gradito ricordo della solidità e delle doti nauc.icbe di queste unirà che contribui·
         rono in modo determjnante alla  rinascita  della  Marina  italiana.
             Dove però il conr.ributo fu  veramente essenziale fu nel campo subacqueo, in·
         facci dagli Stati Uniti giunsero in quegli anni anche i primi sommergibili concessi
         all'Italia dopo le resrrircive norme del Trattaro di Pace. Si rrarrava di unità oceani·
         che,  robuste, efficienti,  veramenre ottime per riaddesrrare una componente i·ndi-
         spensabile delle forze  navali.
             Le  ultime unirà americane giunsero  in  Italia negli anni Sessanta: si trattava
         di tre cacciatorpediniere (Fante,  Gmiere e Lanciere) e altri sommergibili (tipo ··Gaz·
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