Page 148 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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in due parti: funzioni statiche (quellé di base, che costituiscono il quadro statico
~e costante di riferimento, nel quale non si manifesta ancora una vera e propria
azione politica o militare per ottenere il potere marittimo) e funzioni dinamiche (sud-
divise in politiche e militari, ciascuna delle quali comprende le varie modalità per
la conquista e il mantenimento del potere marittimo). A loro volta, le funzioni sta-
tiche si suddividono in trascendentali (dovute a fattori imponderabili non prevedi-
bili e non definibili a priori che rientrano nella sfera individuale, come il genio,
l'invenzione e la fortuna), commensurabili (esattamente misura bili e definibili in modo
certo: climatologia, posizione geografica, geografia ftsica, posizione della capitale, densità del-
la popolazione, industria marittima, ricchezza) e incommensurabili (non misurabili, ma
legati all'indole dei popoli e alla geografia umana, come l'etnologia delle popola-
zioni, l'organismo dello Stato, la Civiltà).
Una classificazione originale e viva anche se oggi dimenticata, nella quale i
sei elementi considerati da Mahan e distinti come funzioni statiche diventano die-
ci, con l'aggiunta di elementi tipicamente clausewitziani come il genio e la fortuna
e di un elemento relativo al materiale ma anch'esso sostanzialmente clausewitziano
come l'invenzione (con la quale Bonamico intende qualsiasi novità sostanziale non
solo nei materiali, ma anche nei procedimenti d'impiego). In. aggiunta ai predetti
dieci elementi, inoltre, Bonamico ne cosidera altri cinque che in senso lato deno-
tano anch'essi una matrice clausewitziana, perché si riferiscono sostanzialmente
all'influsso della politica sulla guerra e a tutti quei fattori non misurabili che de-
terminano il morale, la coesione, lo spirito guerriero di un popolo e delle sue
forze armate.
In tal modo, ancor prima di Corbett 06> Bonamico integra le componenti di
origine jominiana ben presenti e anzi predominanti nel pensiero di Mahan (e da
lui stesso sostanzialmente condivise) con apporti clausewitziani dai quali risulta
la dipendenza del potere marittimo non solo da elementi sostanzialmente costanti
e in senso lato attinenti alla geografia umana come avviene per Mahan, ma anche
da quei fattori di carattere morale e spirituale non misurabili e non prevedibili,
che portano Clausewitz a non ritenere possibile - diversamente da Jamini e dallo
stesso Mahan -la formulazione di una teoria della guerra basata su principi certi
e costantemente operanti. Per completare il quadro, va considerato anche che di-
versamente da Mahan Bonamico ammette che nuove armi come il sommergibile
o l'aeroplano potranno rivoluzionare anche la strategia navale.
Con questi caratteri, l'opera di Bonamico si configura come un equilibrato
e in gran parte riuscito tentativo di superare sia il materialismo e il determinismo
storico e geografico di Jomini, del suo allievo Mahan e della scuola dei dottrinari,
sia lo spiritualismo di Clausewitz e della sua scuola, portati a considerare la guerra
come fenomeno dominato da fattori di carattere morale spirituale non quanti fica-
bili a priori.
Mahan e Ca//wel/ è l'opera più importante di Bonamico non solo per questo,
ma perché essa è ricolma di pregnanti considerazioni sulla natura della guerra e
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