Page 144 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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           i sommergibili e gli incrociatori ausiliari nelle due guerre mondiali hanno condot-
           to  una guerra di  crociera.
                Diversamente dagli autori "terrestri", Bonamico ritiene che la minaccia più
           pericolosa per l'integrità del territorio nazionale non "terrestre" (attraverso le Al-
           pi) ma marittima: la flotta francese,  infatti, potrebbe sbarcare un corpo di spedi-
           zione di circa 100 000 nell'Italia peninsulare, e/o agevolare il passaggio delle Alpi
           da parte dell'Esercito con sbarchi nella Riviera Ligure di Ponente.  Inoltre essa  -
           come già si è accennato.e come teorizzato dalla]eune Éco/e  navale francese, facente
           capo all'Ammiraglio Aube <9>  - potrebbe bombardare le  città costiere onde pro-
           vocare vittime e disordini, abbattendo il morale delle popolazioni e delle Forze Ar-
           mate e  costringendo  il  nostro  Governo  a  chiedere la  pace.
                Secondo  Bonamico la  flotta  italiana  non dovrebbe accettare in  nessun caso
           la  battaglia  con la  flotta  francese,  per il  semplice fatto  che  quest'ultima è molto
           superiore e quindi ciò significherebbe la sicura distruzione delle nostre forze nava-
           li, senza alcun risultato.  Occorre invece attaccare i  convogli  di  sbarco  nemici  (e
           i  convogli successivi che li  alimentano) con naviglio  molto veloce,  di  dimensioni
           contenute, che avvalendosi dell'ottimo sistema di basi del Tirreno dovrebbe viola-
           re il blocco nemico e agire offensivamente e di sorpresa, rompendo il contatto quando
           necessario, senza  mai farsi  agganciare.  Nel frattempo  le  nostre navi maggiori ri-
           marrebbero in being nelle basi di Messina e La Maddalena pronte a cogliere l' occa-
           sione favorevole  per  uscire  in  mare.
                A  questa  formula  strategica  dovrebbe  corrispondere
                   una flotta  mobile e forte;  una flotta  di navi che potranno essere inferiori
                   a quelle del tipo Italia e Lepanto, ma che certo dovranno risultare assai
                   più grandi e costose dei piccoli lancia-si/uri {cioè delle torpediniere,  che in-
                   torno al 1880 sono ancora ai primi passi e ancora con deficienti doti mari-
                   ne - N.d.a.} di cui si è tanto parlato·{ ... }. Le varie qualità che si possono
                   richiedere in  un  bastimento da gue"a sono generalmente di  natura tale
                   che si escludono a vicenda; e solo chi ignora i principi scientifici delle costru-
                   zioni  navali può  credere  che  sia  una  cosa  attuabile il farle  coesistere  in
                   un  tipo di dimensioni molto piccole e di poco prezzo { ... }.  Se  l'Italia può
                   avere una flotta siffatta,  la sua difesa  marittima è assicurata; se non la
                   può  avere,  allora bisogna  che  il problema della protezione delle sue coste
                   essa  lo  sciolga  con  la  saggezza  della  sua politica.
                Bonamico, comunque, si  impegna a  dimostrare che l'Italia è effettivamente
           in grado di  disporre di  questo  tipo di  flotta,  relativamente economica.  Va  però
           tenuto presente che le flotte offensive, basate sulle grandi navi, hanno dato grande
           sviluppo alle potenzialità del cannone, sacrificando le a;ltre, "che costituiscono ap-
           punto il valore delle flotte difensive" quale è quella italiana. In quest'ultime il can-
           none verrebbe almeno in parte eliminato, privilegiando un tipo di nave "di robusta
           costruzione, di buona stabilità e forte per velocità, evolubilità, autonomia, per forza
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