Page 147 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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IL PENSIERO NAVALE ITALIANO ALLA FINE DEL XIX SECOLO: IL BONAMICO 133
Le modalità per raggiungere questi obiettivi però divergono. Bonamico dà
ai suoi saggi il titolo di Mahan e Callwel/, perché ritiene necessario studiare le ope-
re di Mahan contestualmente a quelle del maggiore dell'esercito inglese (poi gene-
rale) C.E. Callwell. Gli effetti del dominio del mare sulle operazioni terrestri da Waterloo
in poi (1897 · tradotta in italiano nel 1898) 04>. Infatti
considerato teoricamente il lavoro del Callwe/l appare come il proseguimen-
to e il compimento dell'opera del Mahan, benché ne differisca per il procedi-
mento dimostrativo della influenza esercitata dal potere marittimo, e per
l'applicazione speciale della teoria alle campagne di guerra continentali,
ciò che il Mahan non fece che in modo indiretto ed assai spesso troppo super-
ficiale. Uno studio critico parallelo delle due opere insignì riuscirebbe di
grande interesse ed utilità non solo agli ttfficiali di mare, ma specialmente
agli ufficiali degli eserciti di nazioni marittime, i quali ·assai poco apprez-
zano l'importanza del potere navale ed anche meno conoscono la letteratura
storica militare marittima { ... }. Difficilmente potrebbe offrirsi agli uomini
di poca fede o di fariseismo marittimo una dimostrazione più teorica ed
una prova più sperimentale di quella che emergerebbe dalle due opere fuse
insieme da una critica sapiente e appassionata 05>.
L'integrazione dell'opera del Mahan con le riflessioni storico-strategiche di un
altro autore che parte da un'ottica diversa, e in particolare insiste su quella "corre-
lazione terrestre-marittima" che gli sta tanto a cuore, già dimostra che Bonamico
ne riconosce indirettamente l'inadeguatezza. Sul piano generale, inoltre, egli acco-
glie - pur con qualche riserva - i rilievi èritici del Manfroni alle due opere fonda-
mentali del Mahan: imperfetta fusione della parte storica con quella strategica; ricorso
a fonti in massima parte inglesi e francesi, trascurando quelle "importantissime"
italiane e spagnole; scarsa considerazione per gli ammaestramenti del periodo del-
la preponderanza mediterranea e in particolare del conflitto turco-veneto; troppo
pronunciata anglofilia che trascura spesso "i grandi errori e le violente tirannidi
marittime" dell'Inghilterra; imperfetta e incompleta trattazione degli elementi del
potere marittimo; mancanza di una sintesi conclusiva in The influence of Sea Power
upon history.
Dopo un esame degli ammaestramenti delle campagne di guerra navale più si-
gnificative· (nel quale tratta, tra l'altro, la guerra di Crimea 1853-1856 e quella cino-
giapponese 1894-1895, non prese in considerazione da Mahan), Bonamico analizza
con un'ottica più vasta i sei elementi del potere marittimo dei quali parla Mahan
nel capitolo I dell'Influenza del potere marittimo sulla storia (posizione geografica, con-
formazione fisica, estensione del territorio, entità della popolazione, carattere della
Nazione, carattere del Governo) riordinando, ampliando o approfondendo l'inte-
ra materia, visto che "le opere del Mahan e Callwell non offrivano che inadeguati
insegnamenti sparsi nel testo e perciò di una coordinazione estremamente difficile".
Nella nuova e molto più ampia lettura che ne dà Bonamico il potere maritti-
mo è "una grande e complessa energia statica e dinamica", la cui teoria va divisa

