Page 146 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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sul resto d'Europa. In caso di conflitto, la superiorità militare di queste due
Nazioni sarebbe tale da consentire loro l'invasio'ne dell'intera Europa, senza
che il potere marittimo inglese possa avere qualche influenza;
di conseguenza la Germania deve rimanere una potenza solamen~e terrestre,
per l'Italia non è conveniente un'alleanza bilaterale con l'Inghilterra (che sareb-
be sbilanciata a nostro svantaggio), mentre la Francia - che tende a allearsi
con la Russia- rappresenta un elemento divergente e una minaccia per il dise-
gno di unità europea, oltre che per l'Italia.
In questo caso, dunque, Bonamico non si dimostra certo buon profeta né rea-
lista: dà scarsa importanza agli irredentisti che accenderanno di lì a poco la polve-
riera, né prevede le ambizioni mondiali della Germania, causa della rivalità con_
l'Inghilterra e della corsa agli armamenti navali dei primi anni del secolo XX. Ma
a parte la debolezza di queste posizioni, va apprezzata la metodica seguÌta, e vanno
condivise molte delle sue acute osservazioni e intuizioni sulla situazione italiana
e di altri paesi.
In occasione di questi studi del 1895 Bonamico viene per la prima volta a
contatto con A. T. Mahan, le cui opere The influence ofSea Power upon the history (1890,
tradotta in italiano a cura dell'Ufficio Storico Marina Militare nel 1994) e The in-
fluence ofSea Power upon the French Revolution and Empire (1892) stanno allora conqui-
stando l'attenzione degli scrittori navali e della pubblica opinione nei principali
Paesi europei e in Giappone.
Alle teorie del Mahan Bonamico dedica una serie di otto lunghi saggi con il
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titolo di Mahan e Callwell, pubblicati sulla Rivista Marittima dal 1897 al 1899 0 >,
che con gli studi coevi del prof. Camillo Manfroni - peraltro limitati agli aspetti
storici <B> - rimangono tuttora la miglior analisi critica italiana degli scritti del-
l'ammiraglio americano. Analisi critica, abbiamo detto: perché lungi dall'esaurire
il commento - come spesso viene fatto anche oggi - in un panegirico fine a sé
stesso o in un'arida esposizione della materia trattata dall'autore, Bonamico accan-
to ai pregi ne mette in luce anche difetti, lacune e inadempienze, sforzandosi di
adeguare il nocciolo duro del suo pensiero, riferito alle esigenze degli Stati Uniti
del momento, alla specifica realtà europea, italiana e mediterranea.
Beninteso, Bonamico apprezza in Mahan gli stessi obiettivi generali che egli
stesso fin dal 1878-1880, anticipandone largamente l'opera, si è sforzato di perse-
guire in Italia: l'azione di «apostolato navale» tesa a inserire la Marina nella politi-
ca e nella vita nazionale, facendone apprezzare il ruolo da_ una pubblica opinione
disattenta; la necessità che gli ufficiali di Marina abbandonino il tradizionale, an-
gusto «tecnicismo navale» per allargare la loro cultura, la loro mente alla proble-
matica politico-sociale nazionale; la conseguente necessità di rivalutare nelle scuole
della Marina la storia anche più recente, j01ninianamente intesa come miniera di
dati d'esperienza di riflessioni e di "modelli", dai quali trarre le grandi linee diret-
trici della politica navale, così come della strategia e della tattica.

