Page 141 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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IL PENSIERO NAVALE ITALIANO ALLA FINE DEL XlX SECOLO: IL BONAMICO 127
è di "fondare, sostenere e accrescere, tanto in pace che in guerra, il potere navale
di una nazione". A suo giudizio, quella dello scrittOre americano è una definizione
troppo vasta, perché mescola la politica con la preparazione militare e con l'ammi-
nistrazione dello Stato. Al tempo stesso è troppo vaga, "perché nulla essa specifica
e nulla determina che distingua la strategia dalla tattica e dagli altri rami della scienza
militare" (7)_
Rivalutazione della guerra costiera e della difensiva strategica
Già nella definizione di strategia, come si è visto, Bonamico accenna alla cor-
relazione tra forze navali e terrestri, in tal modo opponendosi al concetto di guerra
marittima indipendente tipico dei navalisti puri. Non basta: afferma anche che "la
-guerra costiera diverrà col tempo la forma principale della guerra marittima", per-
ché "sulla costa stanno o mettono capo tutti gli obiettivi della guerra marittima,
e (nel periodo velico] è stato solo l'impossibilità di conseguirli che ha respinto i
vascelli a una forma meno perfetta e meno decisiva di operazioni navali (sic)".
Queseultima è la guerra di squadra d'alto mare, verso la quale sono solo l'eredità
del passato e le "condizioni transitorie del presente" a orientare ancora le menti <B>_
La "grande guerra" d'alto mare, sostiene Bonamico, non è più l'unica forma
operativa per conquistare il dominio del mare, che oggi "può conseguirsi e conten-
dersi da qualsiasi flotta e flottiglia, senza perdere il contatto tattico della costa e
degli obiettivi". Occorre an~e chiedersi se l'opzione strategica teoricamente preferì-
bile, quella offensiva, sia veramente adatta alle nostre esigenze. L'aforisma che la
miglior difesa è l'attacco trova senza dubbio la maggior probabilità di successo nel-
la guerra marittima:
ma quanti fra coloro che sono convinti di questa verità prenderebbero riso-
lutamente l'offensiva ove non li forzasse l'impossibilità di trovare in paese
una buona linea difensiva o una buona base d'operazioni? Come sistema,
l'offensiva non può venire propugnata se non in condizioni eccezionalissime,
e non è che dopo lo studio completo del problema che sarà possibile dire se
convenga o pur no all'Italia. Il sistema difensivo-offensivo nel proprio paese
è quello che, in una lotta contro forze superiori, può sortire piùfelice risul-
tato, ed è quello nel quale si è risolto il problema della difesa territoriale,
mentre quello marittimo persiste ancora in ognuno degli opposti sistemi.
Riflessioni di grande caratura teorica: esse dimostrano, infatti, che molto pri~
ma degli inglesi Callwell e Corbett, Bonamico annacqua decisamente gli idola
semplié:istici della guerra sul mare e di squadra ereditati dalla strategia nelsoniana,
che si riassumono nell'impiego offensivo e a massa di una flotta di grandi va-
scelli: idola dei quali sarà prigioniero anche Mahan. Va ancora sottolineato, però, che
egli non respinge affatto, in linea di principio, la guerra di squadra; semplicemen-
te la ritiene (del tutto a ragione) adatta solo·a una Marina preponderante, quale
non sarebbe mai stata e non avrebbe potuto essere quella italiana e quale invece era
la Royal Navy.

