Page 140 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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126 FERRUCCIO BOITI
Definizione di strategia navale: sua dipendenza dalla geografia
Nella concezione jominiana di strategia la chiave della vittoria andava ricer-
cata anzitutto nell'attento studio delle .caratteristiche geografiche del teatro d'ope-
razioni da parte del generale, allo scopo di individuare i cosidetti "punti strategici"
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sui quali veniva poi concentrata la massa delle forze < >. Anche Bonamico - come
del resto lo stesso Mahan- dà grande importanza alla geografia, soprattutto per
individuare i porti e le basi, che dovranno costituire i centri di gravità delle opera-
zioni navali. La geografia in tal modo diventa base della strategia navale; in questo
senso egli afferma che mentre in campo terrestre geografia militare e strategia an-
che in passato erano una scienza, in campo marittimo lo sono diventati solo dopo
l'introduzione della propulsione a vapore e delle sue esigenze.
Discendono da questa constatazione i suoi pregevoli studi geografici o meglio
il suo approccio geografico, del quale sono dimostrazione le Considerazioni sugli stu-
di di geografia .militare continentale e marittima (1881), compilate prendendo come mo-
dello l'opera Il Tirolo - saggio di geografia militare del tenente colonnello {poi generale)
Giuseppe Perrucchetti <3>. Tali Considerazioni fanno del Bonamico il fondatore del-
la geografia militare marittima in Italia {materia oggi abbandonata), per la quale
intravede uno stretto raccordo con quella terrestre. Infatti "di mano in mano che
lo studio della geografia militare si estenderà dalla zona continentale, nella quale
maggiormente [ora] si compiace, alla zona marittima, che diviene ogni giorno di
più una parte integrante dei vari teatri di guerra limitrofi, si metterà anche in evi-
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denza la somiglianza militare delle due frontiere" < >.
Egli spinge la sua fiducia nella geografia fino a affermare che "un buon centro
strategico {cioè una base fornita di tutti i requisiti geografici necessari p.er esaltar-
ne il valore strategico - N.d.a.} rappresenta numericamente la metà della flotta
nemica" e che le caratteristiche geografiche del più probabile teatro d'operazioni
sono il metro più valido per stabilire l'effettivo rendimento di ciascun tipo di nave.
Sotto questo profilo, egli distingue tre tipi di navi con diverse caratteristiche: ocea-
niche, mediterranee e costiere. Le navi oceaniche.privilegiano l'autonomia e la po-
tenza delle artiglierie; quelle mediterranee la velocità, la capacità evolutiva e
!'"efficacia, facilità e sicurezza dell'urto" {cioè la capacità di utilizzazione del ro-
stro - N.d.a}.
Queste idee si riflettono nella definizione di strategia marittima {una delle prime
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in assoluto) < >, che non casualmente il Bonamico riporta nelle Considerazioni pri-
ma citate: essa è "quel ramo della scienza militare marittima che studia nei vari
bacini idrografici le operazioni tutte della guerra navale e la loro correlazione con
quelle continentali per determinare, nello spazio e nel tempo, i mezzi e il modo
per stabilire vantaggiosamente il contatto tattico con tutti gli obiettivi navali e co-
stieri, tanto offensivi quanto difensivi, che si vogliono conseguire" <6>.
Una definizione a carattere prettamente operativo, riguardante cioè l'impie-
go delle forze sul teatro d'operazioni e non la loro preparazione: per questo Bona-
mica dissente nettamente dal Mahan, secondo il quale lo scopo della strategia navale

