Page 135 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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IL SORGERE DEL POTERE MARITTIMO FRANCESE 121
industrie degli armamenti. La dice lunga la proporzione delle perdite durante i com-
battimenti navali, c~e è l contro 5 a favore della Royal Navy.
Napoleone è perfettamente cosciente dell'intrinseca debolezza della sua mari-
na da guerra, che arriva a contare 102 vascelli e 54 fregate, comprese le navi olan-
desi (1814). Solo un lungo periodo di pace può dare ad essa un valore operativo.
Così a dispetto di solidi riforme, del ristabilimento integrale della· gerarchia
e della disciplina, i disastri marittimi non fanno che aggravarsi. Questi sono anche
dovuti al mantenimento dei principi tattici adottati come il combattimento in li-
nea di fila o il tiro disalberante. Giovani comandanti, come Jervis, Duncan o Nel-
san, serviti da un eccellente materiale, da equipaggi ben addestrati ed entusiasti,
mettono in opera una nuova tattica che porta a proprie vere battaglie di annien-
tamento.
La Royal Navy che assume in Mediterraneo, una flessibilità e una facoltà di
adattamento delle più rimarchevoli, moltiplica le operazioni di commandos, con
frequenti incursioni a terra, alimenta la guerra di Spagna, che assorbe una gran
parte delle risorse militari francesi. Napoleone cerca di rispondere anche con la
guerra corsara, ma inutilmente visto che· a dispetto del blocco continentale il com-
mercio britannico non cessa di svilupparsi.
Perse la Corsica e Minorca, la Royal Navy acquisisce come basi sicure i porti
della Sicilia, Malta e la Maddalena allargo della Sardegna. Da questi capisaldi essa
domina il Mediterraneo.
In questo mare per la Marina francese, salvo la concentrazione nel febbraio-
marzo 1809 al largo di Corfù delle squadre provenienti da Rochefort e Tolone e
il passaggio senza inconvenienti di un convoglio da Tolone a Barcellona, nello stes-
so anno, non vi sono che perdite, dovute a uno stillicidio continuo di navi cattura-
te o affondate. In questo quadro è emblematico il disastro di Lissa in Adriatico,
nel marzo del 1811, dove una flottiglia franco-italiana, comandata dal capitano
di vascello Dubordieu, perde tre unità su sei.
Il "blocco continentale" al commercio inglese, non impedisce alla Royal Navy
di applicare una nuova strategia che porta frontiera sul litorale nemico. Tutte le
basi francesi sono strettamente sorvegliate, il commercio marittimo di conseguen-
za si inaridisce.
In conclusione, l'Italia, dove il commercio estero è essenzialmente marittimo,
da questa situazione è direttamente colpita. L'attività marittima è paralizzata. Molti
porti cadono in rovina. Essi vivono il comune stato di crisi di tutti i porti dell'Im-
pero. Grande è l'attività di contrabbando, delle merci colpite da embargo. Per il
ritorno di una loro piena attività occorre attendere la Restaurazione, con la ripresa
dei normali flussi commerciali nel Mediterraneo e lo smantellamento del sistema
protezionistico napoleonico.

