Page 134 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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fa cadere questa illusione e impartisce una seria lezione visto che è solo dopo Tra-
falgar, che Napoleone capisce l'importanza di disporre di una potente flotta.
Così, egli pone come nuovo obbiettivo teorico per Marina francese il varo
di 100 vascelli. Ma la Royal Navy, oramai padrona dei mari, può esercitare una
pressione diretta sulle frontiere marittime francesi, è forte, a partire dal 181 O, di
ben 699 bastimenti con 5000 ufficiali e 145 000 marinai, ben addestrati da lunghe
crociere, contro i quali ben poco può fare la Marina francese, ancora indebolita
dalla crisi del reclutamento marittimo e dalla stagnazione economica.
Vista l'esistente penuria degli equipaggi (70 000 marinai francesi sono pri-
gionieri nei pontoni inglesi), difficile è trovare il personale tecnico specializzato
e la leva dei coscritti nei dipartimenti marittimi risulta sempre difficìle. E quando
i precettati giungono a destinazione, impossibile è addestrarli adeguatamente a causa
del blocco costante dei porti. Così le manovre si svolgono sempre in rada e mai
in mare aperto. Alla crisi del reclutamento si cerca di ovviare con il concorso delle
marinerie alleate.
Con l'annessione dei dipartimenti italiani all'Impero francese e la creazione
dei napoleonici regni d'Italia e di Napoli. L'apporto della Penisola alla leva marit-
tima è considerevole. C~rca 30 000 uomini sono tratti dalla costa tirrenica, 10 000
da quella adriatica, facenti parte delle marine mercantili, tuttavia gli sforzi si scon-
trarono contro un sistema logistico troppo rigido e fragile .
. Ciò nonostante i grandi lavori iniziati nel 1806, e seguiti con costanza dall'al-
lora ministro della Marina, l'ammiraglio Dècres, lo sforzo di Napoleone per il raf-
forzamento marina da guerra viene vanificato da molti ostacoli primo fra tutti il
reperimento dei materiali idonei: legname, canape o catrame. Si è così costretti
a ripiegare su materiali di scarsa qualità a detrimento dell'efficienza operativa del-
le navi. Inoltre, lo sfruttamento sistematico di tutte le foreste vicine alle coste rag-
giungibili per via fluviale da legname di "taglio fresco", di meno di tre anni, cattivo
per la longevità delle navi.
Alla penuria di materiali nella Francia metropolitana si cerca di compensare
con quelle dei paesi annessi all'Impero e facenti parte di Stati alleati. È in questo
quadro che deve essere posto lo studio delle risorse della Penisola e _delle qualità
di ogni sito, rada, porto delle coste italiane.
Iniziato già. con la prima campagna d'Italia negli anni 1796-1797, è a partire
dal 1803 che esso diventa sistematico. Le coste italiane da Savona a Napoli, da
Trieste a Bari sono oggetto di studi e rilevamenti, progetti di nuovi porti e di ri-
strutturazione di quelli esistenti. Perfino s.i arriva a progettare nel1808 per La Spezia
la costruzione .di un grande arsenale militare.
Tuttavia, a causa del ventennale i&olamento, causato dalla guerra, le navi im-
postate nei cantieri francesi, olandesi ed italiani, risultano di vecchia concezione,
se confrontate agli omologhi modelli delle marine inglesi e americane. Le innova-
zioni tecniche conseguite al tempo della guerra d'indipendenza americana sono
un lontano ricordo. Il ritardo è anche percepibile nelle tecnologie applicate dalle

