Page 145 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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IL  PENSIERO  NAVALJ:  ITALIANO  ALLA  FINE DEL XIX SECOLO:  IL  BONAMICO   131

        di  sprone,  e metto in ultimo  per utilità di  siluri...".  Questa  nave - egli  precisa
        - risponde a  una formula  del tutto nuova  che  non ha  niente in comune con gli
        incrociatori del momento (tipo incostant,  Shah  Volage,  Duquesne,  Colombo  ecc.),  per
        i quali il vantaggio della velocità è stato troppo pagato a scapito di altre caratteri-
        stiche.  "Secondo me questi corridori del mare debbono [invece} appartenere allo
        stesso tipo delle navi da battaglia, e formarne la seconda classe disti_nta dalla prima
        per riduzione di tonnellaggio e di potenza militare; ma non da quella separata per
        incompatibilità di  caratteri  nautici".
            In questa nuova e originale formula costruttiva Bonamico mostra di avere gran-
        de fiducia,  fino  ad affermare - nel  1881  - che con  una dozzina di siffatte navi,
        del valore massimo di  50 milioni, capaci di 15-16 miglia orarie di velocità, forte-
        mente rostrate, armate di artiglieria leggere e di numerose armi subacquee, l'Italia
        "potrebbe avere  la  certezza  di  impedire le  grandi  invasioni" no>.
            A queste idee del 1881 Bonamico si mantiene sostanzialmente fedele fino al-
        l'inizio del secolo XX,  che pure vede il trionfo definitivo del cannone e l'avvento
        della  Dreadnought  monocalibra.  Rispetto  a  quest'ultima  preferisce sempre la  for-
        mula del più veloce e mezzo corazzato incrociatore da battaglia, in tal modo avvici·
        nandosi al Brin; e come Mahan, invece che i pochi grossi calibri giudica più efficaci
        le  numerose artiglierie a  tiro  rapido di  calibro  più ridotto,  senza  condividere la
        corsa all'aumento del dislocamento che durerà fino al  1945. Per ultimo, continua
        a  credere  nel  rostro  anche  quando appare superato ...
            Queste concezioni teoriche, come già si è visto, sono dal Bonamico enunciate
        fin dal 1878-1884. Dopo un periodo di  silenzio,  nel  1895 in una serie di articoli
                                                                   11
        sulla  Rivista  Marittima dal titolo  Situazione  militare mediterranea <  > affronta il va-
        sto tema della situazione geopolitica e geostrategica mondiale, con una dettagliata
        analisi del potenziale militare delle principali Nazioni che rimane un modello forse
        insuperato,  perché  non è ristretta  a  fattori  e considerazioni  aridamente tecnico-
        militari o solo navali. I punti salienti di questa analisi, tuttora di grande interesse,
        possono  essere  così  riassunti:
           la debolezza economica e militare dell'Italia,  che allora come oggi  deve fare  i
           conti con un cronico dissesto del bilancio dello Stato, è dovuta prima di tutto
           a fattori di carattere morale e alla corruzione che corrode la vita pubblica e sociale;
           il secolare predominio europeo è minacciato  a  Ovest dalla  nascente  potenza
           politica, economica e navale degli Stati Uniti, e a Est dallo schiavismo asiatico
           rappresentato  dall'Impero  russo;
           per far fronte a questi due pericoli, l'Europa deve unirsi. La Triplice Alleanza
           con la Germania e l'Austria, alla quale l'Italia deve rimanere ancorata, va vista
           come il primo nucleo della solidarietà europea, che però può essere completa
           e operante solo  con  l'adesione. dell'Inghilterra alla  Triplice;
           oltre ad assicurare la superiorità mondiale dell'alleanza e dell'Europa anche in
           campo navale, l'adesione dell'Inghilterra alla Triplice impedirebbe alla Germania
           di  allearsi con la  Russia,  ottenendo così  una superiorità terrestre schiacciante
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