Page 142 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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128 FERRUCCIO BOTri
Riflessi della nuova strategia sulla difesa marittima e terrestre dell'Italia
Questi concetti teorici, che sottolineano l'esigenza primordiale di adattare i
principi teorici alle effettive possibilità di una Marina inferiore individuando per
quest'ultima i vantaggi di una difensiva attiva, sono applicati da Bonamico al caso
della difesa marittima dell'Italia, tenendo presente che "non sappiamo intendere
a~tra guerra che quella tattica [cioè imperniata sulla ricerca della battaglia a forze
riunite- N.d.a.], non scorgiamo altri obiettivi che le squadre nemiche, non com-
prendiamo che un unico modo di contendere il dominio del mare: da ciò deriva
quella cocciuta persistenza di rintracciare la salvezza e la vittoria in una formazio-
ne, in un simbolo, quasi la guerra fosse una tavola pitagorica, invece di studiare
i teatri d'operazione ... ".
Lo studio dei teatri d'operazione è tanto più necessario, visto che, data la sua
forte inferiorità di fronte alla flotta francese, la Marina italiana non può scegliere:
è costretta a tenere un atteggiamento difensivo, e a ricercare un'organizzazione ge-
nerale delle forze, che le consenta di esaltare al massimo le sue possibilità avvalen-
dosi della geografia. Bonamico pertanto propone una strategia unitaria per la difesa
nazionale facente capo a un unico Centro direttivo (in pratica, a uno Stato Maggio-
re lnterforze) e basata su una ripartizione di compiti tra le due Forze Armate abba-
stanza precisa: all'Esercito la difesa del confine alpino e/o della Valle del Po, alla
Marina la difesa contro "proiezioni di potenza" francesi del litorale ligure (con
particolare riguardo alla Riviera di Ponente) e dell'Italia peninsulare e insulare,
con l'eventuale concorso della milizia territoriale mobilitata dall'Esercito solo in ca-
so di guerra. In sostanza, Bonamico ritiene che - diversamente da quanto ha pre-
visto la Commissione per la difesa dello Stato - la difesa delle coste debba essere
affidata pressoché esclusivamente alla Marina, senza bisogno di fortificazioni co-
stiere e di forze terrestri orientate a agire contro gli sbarchi: solo le principali basi
navali - e in particolare La Maddalena e Messina - dovranno essere fortificate.
Una strategia che potrebbe apparire rinunciataria, perché non vi si trova al-
cuna traccia del mito della guerra offensiva mirante a distruggere l'avversario, che
ha avuto così successo negli strateghi navali di ogni Paese fino ad anni recenti.
Ma per Bonamico necessità fa la legge: ritiene prioritaria la salvaguardia dell'inte-
grità del territorio nazionale, dando per scontata- e non ha torto -·la superiorità
navale francese. Del resto, la sua tesi che è possibile difendere con le sole forze navali
l'Italia peninsulare e le isole è assai meno rinunciataria di quanto potrebbe appari-
re, anzi è ambiziosa.
Le costruzioni navali: no alle grandi corazzate
Lo strumento navale destinato a tradurre in atto questa strategia che Bonami-
co propone intorno al 1880, risponde a criteri costruttivi divergenti da quello pre-
visto in quegli anni dal Saint Bon e dal Brin, padri della formula delle grandi navi
(Duilio, Dandolo, ltaiia, Lepanto, ecc.) che intendono superare gli analoghi tipi di
navi avversari.

