Page 143 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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IL  PENSIERO  NAVALE  ITALIANO  ALLA  FINE  DEL  XIX  SECOLO:  IL  BONAMICO   129


             Egli infatti si oppone al principio, sostenuto in Parlamento anche dan· onore-
        vole Maldini, di opporre alla flotta di linea del probabile avversario una flotta com-
        posta di  tipi di  navi  similari:  questa scelta  "ci conduce alla  rinuncia  di  uno  dei
        grandi vantaggi della difesa e ci mette alla pari con le forze  nemiche. Se il proble-
        ma della  difesa  marittima ammette una soluzione vantaggiosa,  questo vantaggio
        deve concretarsi nella  natura della flotta  difensiva, poiché se questo non fosse, gli
        altri vantaggi,  per l'Italia,  non compenserebbero l'insufficienza delle  nostre forze
        navali  di  fronte  ad  una  grande  potenza  marittima··.
             Di qui le critiche specifiche alle grandi navi in generale e alla formula del Saint
        Bon e del Briri in particolare, che richiamano queiie deii'Ammiraglio Ferdinando
        Acton, Ministro delia Marina dal 1879 al  1883. Pur senza polemiche dirette, Bo-
        namico mette infatti in discussione l'intera impostazione della politica delle coraz-
        zate,  che  a  suo giudizio  ha  due  difetti  capitali:
            accorda  eccessiva  importanza  "al problema tecnico  del  miglior tipo di  nave
            anziché a quello  del miglior sistema difensivo··.  Ne è derivata,  "la strana.  ~u·
            bordinazione di una questione organica a una tecnica, del problema difensivo
            a queiio offensivo, e delle caratteristiche di una flotta che, come quella italiana,
            sarebbe destinata solo a difendere il territorio nazionale, a quelle più apl'~ari­
            scenti  delle  navi  destinate all'offesa  deiie  coste  nemiche";
            "l'aver considerata la  questione  navale della  nostra  difesa  dal solo  lato della
            corazza e del cannone, e non averla studiata nella  sua vera  natura di velocità
            e di tempo'', dimenticando che la trasformazione del problema navale è dovu-
            ta all'avvento del vapore, "e non già alla corazza come si crede da molti'·. Que-
            sto fatto avrebbe reso necessario non già lo sviluppo della corazza, ma la ricerca
            della  "massima potenzialità della  propulsione a vapore··  [cioè della massima
            velocità  e manovrabilità - N.d.a.].
             Ne consegue  che,  secondo Bonamico  le grandi  navi  nella  formula  del Saint
        Bon e del Brio sono "eccessivamente offensive" e cali da privilegiare le qualità "tat-
        tiche" (cioè la potenza offensiva necessaria per superare nello scontro navale unità
        similari, data principalmente d~l cannone),  rispetto a  quelle  "strategiche" (deri-
        vanti da altri fattori,  quali la velocità, la  capacità di  m~novra, la disponibilità di
        idonee basi ecc.).  Vi  è inoltre la  tendenza a  riunire in una sola  costruzione delle
        "potenzialità divergenti'\ dovuta all'"avere stimata la  potenzialità offensiva delle
        flotte  da quella  apparente di  combattimento••.


        La  "guerra di crociera" e  il nuovo tipo di nave che richiede
             La  formula  strategica "alternativa" alla guerra di squadra suggerita dal Bo-
        namico  in aderenza  alla situazione geostrategica  dell'Italia  è la  guerra  di  crociera,
        termine  ignorato dai  dizionari  marittimi  coevi  e successivi.  Essa  può essere  de-
        finita come "l'insieme delle operazioni che hanno come scopo l'attacco o la difesa
        del commercio marittimo {nemico)  o l'attacco e la difesa dei convogli di sbarco,
        condotto da incrociatori militari o ausiliari" (Bernotti,  1904): in pratica, quindi,
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