Page 202 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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navali avversarie potessero attaccare ovunque tranne che nell'Adriatico, secondo
una deleteria sopravvalutazione delle loro reali capacità, frutto di imprecise infor-
mazioni e/o di una preventiva ricerca di alibi, che purtroppo perdurò fino all' ar-
mistizio.
Una terza versione della Di.Na.1 venne promulgata nei giorni immediatamente
precedenti l'intervento in guerra dell'Italia, e precisamente il 29 maggio 1940, con
protocollo 60 SRP/ ACM. Essa contemplava sempre l'ipotesi, ormai divenuta cer-
tezza, di un conflitto tra gli italo-tedeschi e i franco-inglesi. Questi ultimi, evidente-
mente sempre più temuti, venivano accreditati delle seguenti possibilità offensive:
bombardamenti dei centri costieri liguri, di quelli meridionali sardi, di città costie-
re siciliane, di Tripoli, di Tobruk, di Bengasi, di Rodi e di Lero; azioni contro
il nostro dispositivo del Canale di Sicilia, colpi di mano contro il Dodecanneso,
attacchi ai danni del nostro traffico mercantile, trasporti di truppe e di rifornimen-
ti e trasferimenti di aliquote navali tra base e base. Il fatto che poi i soli inglesi
siano riusciti a compiere in successione quasi tutte queste paventate operazioni
non tiene conto che esse non potevano comunque essere condotte contemporanea-
mente e che se avessimo avuto un adeguato sistema informativo avremmo potuto
ricavare proprio da dette iniziative nemiche quelle precedentemente auspicate "oc-
casioni di scontri parziali in condizioni di superiorità o t/i parità di forze'', senza ingiustifi-
cabili complessi di inferiorità U2>.
Invece le direttive per l'attività delle forze navali .nazionali erano così riassun-
te in complessive quattro righe: ''Proteggere la messa in atto del dispositivo del Canale
di Sicilia con crociere 11ottrtrne di silrtranti appoggiate da divisioni di incrociatori. Tenere protzte
le rimanenti forze navali per interventi controffensivi" 03>.
Erano scomparse quindi, oltre all'identificazione delle zone di "difesa" e di
"offesa", le specifiche istruzioni contenute nella già attenuata edizione dell'agosto
1939 della medesima Di.Na.l e che raccomandavano di impedire la riunione delle
due flotte avversarie di levante e di ponente, di cogliere ogni occasione per impe-
gnare reparti nemici inferiori o equivalenti e di creare le occasioni stesse per simili
scontri.
Già la stessa progressiva contrazione materiale della Di.Na.1 - che era passa-
ta dalle complessive diciassette pagine dell'edizione 1938 alle sette pagine dell'edi-
zione 1939 e alle sei pagine dell'edizione 1940 - stava ad indicare esteriormente
la riduzione delfe varie ipotesi operative nazionali e dei compiti assegnati alle no-
stre forze navali, impressione estetica poi confermata dall'esame comparativo dei
contenuti. Perfino le disposizioni di dettaglio impartite ai singoli reparti navali ita-
liani si andarono contraendo col tempo, occupando rispettivamente sette pagine
nella versione 1938 e solo due pagine in quelle del 1939 e del 1940 della Di.Na.l,
nonostante la contemporanea crescita. delle nostre forze navali.
In vista dell'ormai deciso intervento italiano in guerra venne diramata lo stes-
so 29 maggio 1940, con protocollo 62 SRP/ACM, la cosiddetta Di.Na. Zero, che
riepilogava i concetti generali d'azione nel Mediterraneo espressi nelle ultime due
caute edizioni della Di. N a.l (14).

