Page 207 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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IL  POTERE  MARITTIMO  NEL  PENSIERO  NAVALE  ITALIANO

                        TRA LE  DUE  GUERRE  MONDIALI



                                                              RlCCARDO  NASSIGH




      Le  radici remote del pensiero navale italiano
           Per non esulare dal tema tratterò dell'elaborazione dottrinale del concetto di po-
      tere marittimo, limitando allo stretto indispensabile gli accenni alle forme concrete
      assunte dal potere marittimo italiano, alla strategia e alla politica navale del tempo.
           Il tempo da esaminare è circoscritto al ventennio tra le Guerre Mondiali, ma
       non sarebbe possibile comprendere problemi e idee senza dare una scorsa, almeno
      a grandi linee,  all'evoluzione  precedente del  pensiero  navale  italiano.
           Nelle guerre del periodo  1859-1866 era apparsa evidente l'influenza dell'E-
      sercito, ma sembrava essere sfuggita  l'influenza del mare sulle operazioni e sugli
      equilibri  politici  che  ne  erano  derivati.
           Nel  1859 tre dei  cinque corpi d'armata francesi  destinati  a  combattere nel
      Lombardo-Veneto erano giunti per mare direttamente a  Genova, accorciando di
      molto il percorso e soprattutto evitando le complicazioni organizzative e logistiche
      del passaggio attraverso il valico del Moncenisio. Ma tutto ciò 'era apparso ai più
      come un semplice fatto logistico. Non si era pensato che la cosa era stata possibile
       perché  i  franco-sardi  avevano  il completo  dominio del  mare.
           L'anno successivo Garibaldi aveva raggiunto la Sicilia per mare, e anche allo-
       ra non si era realizzato che tutta l'impresa si era svolta sotto la silenziosa copertura
      della flotta britannica del Mediterraneo, la cui sola presenza aveva dissuaso i Bor-
       boni e chiunque altro dall'intervenire. Con conseguenze politiche davvero decisi-
      ve, che avevano accelerato il processo unitario italiano ben oltre gli stessi progetti
      di Cavour. Anche l'avanzata dell'Esercito piemontese lungo gli Stati Pontifici era
       avvenuta senza interferenze dal mare, e anzi la  flotta  sarda aveva fortemente con-
       tribuito  alla  caduta delle  piazzeforti  di  Ancona  e Gaeta.      .
           Neppure l'influenza del potere marittimo anglo-francese nella guerra di Cri-
       mea del1853-'56- cui avevano partecipato anche i piemontesi- era stata oggetto
       di  attenzione.
           Il pensiero militare italiano - e la stessa opinione pubblica - restavano fon-
      damentalmente estranei al mare e alle sue problematiche. Cosa dimostrata anche
      dall'episodio di Lis~a, prima e dopo la battaglia. Da questo quadro generale occor-
       re  partire per tentare  una  valutazione  del pensiero  navale  italiano.
           In verità non erano mancati scrittori di cose  navali che, ben prima di Lissa,
      avevano cercato di attirare l'attenzione dei politici e del pubblico sull'importanza
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