Page 208 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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del mare e di una marina da guerra per il nostro Paese. Giulio Rocco, ufficiale
della Real Marina borbonica, aveva letteralmente precorso i tempi pubblicando
nel 1814 le sue Riflessioni sul potere marittimo, che non a torto sono state paragonate
alla famosa opera del Mahan. Luigi Borghi aveva pubblicato a Torino nel 1863
un libro dal titolo significativo: Sul presente e sull'avvenire dell'Armata Navale. Non
era stata una trattazione organica, né aveva preteso di elaborare teorie, ma aveva
inteso sopratutto attirare l' attenzìone sul problema. A Napoli uscì nello stesso an-
no un importante lavoro del Saint Bon, l'ammiraglio che avrebbe esercitato tanta
influenza sul futuro sviluppo della nostra Marina O>: Pensieri sulla Marineria milita-
re. Vi si attirava l'attenzione sul carattere fortemente industriale delle nuove flotte
e sulle sue ripercussioni strategiche.
Nei decenni successivi a Lissa le cose cominciarono lentamente a mutare, sot-
to l'influsso di pensatori militari e civili e di studiosi di storia. Non si trattava in
genere di trattazioni approfondite sul piano tecnico, né di costruzioni teoriche ge-
nerali, ma ebbero alla fine l'effetto di scuotere la pubblica opinione e l'ambiente
politico.
Erano gli anni in cui la guerra contro la Francia appariva una certezza più
che una probabilità, e andava emergendo la consapevolezza del grave rischio al
quale ci esponeva la nostra inferiorità navale. Alcuni Autori facevano appello alla
storia di Roma antica per trarne motivazioni ideali alla rinascita dello spirito guer-
riero e marinaro.
Spicca in questo quadro la figura dell'ammiraglio Augusto Riboty, Ministro
della Marina dal 1871 al 1873, che si assunse il compito di imprimere agli studi
marittimi un impulso qualificante: invitò gli ufficiali di Marina a scrivere e pub-
blicare i loro studi, fondò nel1868la Rivista Marittima, tuttora attiva e apprezzata,
che potesse accogliere e diffondere il nuovo pensiero navale: un esempio illumina-
to che le gerarchie militari dovrebbero seguire in ogni tempo.
n lento cammino verso una via italiana al potere marittimo
In effetti il dibattito sulla politica navale e sul senso della storia marinara si
era acceso in Italia già prima di Mahan e di Calwell. Certamente senza pretese teo-
retiche e con prospettive eterogenee a causa della eterogenea formazione culturale
degli autori, ma con una vivacità che non venne più toccata in seguito nel nostro
Paese: ·
Oltre alle questioni connesse con l'ipotesi di guerra alla Francia si discuteva-
no i problemi tecnici relativi alle costruzioni navali e all'impiego delle nuove navi
e si tentavano più ampie impostazioni di tipo storico. La dialettica era del resto
alimentata anche dalle grandi trasformazioni indotte nel mondo marinaro dall'ir-
ruzione dell'industria. Propulsione, scafi, artiglierie, esplosivi, procedimenti di ciro
erano altrettanti campi di mutamenti e discussione. Così pure la tattica e l'organi-
ca, la logistica. Prima ancora che fossero chiaramente individuati i caratteri speci-
fici del potere marittimo andavano via via emergendo i suoi presupposti geopolitici,
economici e storici; le sue componenti militari e civili.

