Page 203 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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l PIANI  DELLA  MARINA  ITALIANA  ALLA  VIGILIA  DELLA  2~ GUERRA  MONDIALE   189

           In questo documento  di  sole  cinque pagine gli  strateghi  della Regia  Marina
       previdero che il nemico, nell'assicurare la protezione delle sue rotte con la Corsica,
       il Nord Africa francese, l'Egitto e la Siria, avrebbe anche attaccato il nostro dispo-
       sitivo  nel  Canale di Sicilia  e le  nostre linee di comunicazione  con i possedimenti
       oltremare, avrebbe aggredito  il  Dodecanneso, avrebbe bombardate Tobruk, Tri-
       poli, i centri costieri liguri, sardi, siciliani e altre non ben precisate basi nazionali,
       avrebbe cercato un vantaggioso combattimento contro nostre formazioni  navali e
      avrebbe complessivamente svolto "intense e immediate azioni dirette ad intaccare la no-
      stra  capacità  di  resistenza''.
           Da parte sua  la  Regia  Marina,  preso atto  della  dislocazione  periferica  delle
       flotte  nemiche e della  "nostra prevalenza  nello scacchiere centt·ale del bacino",  avrebbe
       dovuto mantenere un "atteggiamento difensivo  a ponente e a levante ed tm atteggiamento
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      offensivo  e controffensivo  nello  scacchiere  centrale'' <  >.
           In particolare le  nostre forze  navali avrebbero dovuto approfittare della pos-
      sibilità di "manovra interna"  per "impedire la riunione dei due gt·ossi avversari,  valoriz-
       zando  il dispositivo  del  Canale  di  Sicilia ...  svolgere  attività insidiose  nelle acque delle  basi
      nemiche in correlazione ad attacchi aerei sulle basi stesse ...  agire con forze insidiose e leggere
      contro le linee di comunicazione di maggiore importanza per il nemico ... e proteggere le nostre
      coste  e le  nostre  comtmicazioni  con  le  isole,  la  Libia  e l'Albania".
           Era sempre vietato di affrontare prevalenti forze navali avversarie, ma veniva
       confermata l'opportunità di '• cogliere e sfruttare a fondo ogni occasione di scontri parziali
       in condizioni di superiorità o parità di forze"  e soprattutto di "impegnare appena possibile
      il grosso  delle  nostre forze  navali  (Squadra  delle  corazzate)  con  l'avversario,  fino  a che  le
      sue forze in Mediterraneo non saranno state molto raffot·zate e quando lo scontro possa avveni-
       re più prossimo alle nostre basi che a quelle nemiche".  Ciò al  fine  di  creare le occasioni
       più propizie che  permettessero  la  "coordinazione delle forze  di  st~perficie con  quelle di
       masse  di  sommergibili  e di  aerei''.
           È il caso di ricordare che queste ultime ipotesi, auspicanti un sollecito scontro
       tra  le  Squadre da battaglia  prima che il  nemico  potesse  rafforzarsi  e  soprattutto
       da realizzare nei  pressi  delle  nostre coste,  così  da  poter utilizzare anche le  masse
       di sommergibili  e degli  aerei  nazionali,  si  verificarono  fortunatamente  tutte  il  9
       luglio  1940 presso  Punta Stilo.  Purtroppo però  i risultati  non furono  né positivi
       né  prossimi  alle  attese 06>.
           Un altro discutibile principio della Di.Na.Zero era quello che nel punto 1/c
       escludeva la nostra possibilità di entrare nel conflitto approfittando dell'elemento
       sorpresa. Questa affermazione venne poi perfino contestata dall'ammiraglio Iachi-
       no,  comandante superiore  in  mare per gran  parte della  guerra,  il  quale  ricordò
       giustamente come l'Italia avesse proprio il privilegio di attaccare quando, dove e
       come  ritenesse più opportuno, essendo  a quell'epoca l'unica grande Potenza del-
       l'Europa  occidentale ancora  non  impegnata  nella  lotta.  A tale  proposito Iachino
       fece  opportunamente riferimento al Giappone, che il 7  dicembre  1941  riuscì  ad
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