Page 209 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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IL  POTERE  MARitTIMO NEL  PENSIERO  NAVALE  ITALIANO                  195


           Un contributo notevol~, dal punto di vista geopolitico e strategico, venne da-
       gli studi di  alcuni ufficiali del Regio Esercito e della Marina. Significativo, anche
       per l'epoca in cui venne elaborato - il 1803 - un lavoro del maggiore Cristoforo
                2
       Manfredi < > ripubblicato alla  vigilia  nel  nuovo  secolo.
           Veniva condotta una serrata critica alla  concezione  dominante secondo  cui
       l'Italia poteva essere difesa nella Valle Padana, dove in effetti era concentrata· gran
       parte dell'Esercito.
           L'Autore dimostrava come in realtà- se la Francia avesse attaccato il nostro
       Paese - avrebbe potuto ottenere la vittoria sul mare e dal mare, aggirando la com-
       plicata fronte alpina senza neppure tentare di sfondarla. Di qui la  necessità di un
       radicale mutamento· di prospettive nella preparazione dei  mezzi  militari navali e
       terrestri. Notevole anche la mentalità spiccatamente unitaria con la quale il Man·
       fredi guardava al fenomeno bellico e all'impiego delle forze (in questo anticipando
       una concezione che perfino oggi fatica a farsi  strada nei nostri ambienti militari).
           Nel complesso, al di  là di  certe affermazioni  esagerate e discutibili, che pur
       si riscontravano in diversi autori, emergevano fondamentalmente due significativi
       orientamenti:
          la  presa di coscienza  dell'interdipendenza assai  stretta fra  politica marittima
          e politica  estera;
          una  più precisa  attenzione  all'influenza  del  mare sulla  strategia  nazionale.


       Una complessità non bene assimilata

           Quando, nel 1899, Domenico Bonamico iniziò la pubblicazione dei suoi cele-
       bri studi sul  potere marittimo,  tentando  una teorizzazione generale e indicando
       le vie per una sua applicazione specifica al caso Italia, l'ambiente era maturo per
       poter accogliere una riflessione di ampio respiro, che si accompagnava a una lettu-
       ra attenta  e critica  di  Mahan  e di  Calwel.
           Un esame approfondito esulerebbe dal mio tema <3>.  Fu comunque una tap-
       pa fondamentale per il pensiero navale italiano: per la  prima volta veniva offerta
       una visione organica e globale delle problematiche marittime in tutta la loro com-
       plessità.
           Oggi,  col cosidetto senno  di poi,  mi  sembra tuttavia abbastanza  evidente che
       quella  complessità  non  fu  compresa a fondo  negli  ambienti  militari  né in quelli
       politici. Probabilmente la troppo rapida successione degli avvenimenti internazio-
       nali non lasciò il tempo per una riflessione matura. Inoltre difettavano a rutti espe-
       rienza e tradizione.  Lo testimonia il continuo acritico ricorso al passato di Roma
       imperiale per auspicare una politica navale che avrebbe invece trovato nella realtà
       del tempo le più ampie giustificazioni. (Lo stesso Bonamico ne era rimasto in qual-
       che modo contagiato, tanto che indicando la civiltà di un popolo tra le condizioni
       che danno energia al potere marittimo la intese essenzialmente come missione storica
       da  compiere  nel contesto  in_ternaziona/e).
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