Page 225 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
P. 225

LA  MARINA ITALIANA,  1940·1943  LA  BATTAGLIA  DEl  CONVOGLI           211

       Di conseguenza quasi tutto il naviglio interessato non riuscì a sfuggire alla cattura
       o all'internamento.
            In pratica, e questa fu  una grossa  sconfitta  per la  Marina Mercantile e per
       l'Italia, in un sol colpo perdemmo 218 navi, per circa  l 200 000 tsl,  il 3 5%  del-
       l'intera flotta.  La gravità di tale avvenimento si comprende anct;>r  più se si  pensa
       che le unità che erano fuori Mediterraneo erano ovviamente le migliori, quelle più
       .adatte alla navigazione oceanica, e che inoltre, durante l'intera guerra in Mediter-
       raneo, la Marina Mercantile perse l 700 000 tsl, cioè poco più di quanto era stato
       perso, per incuria e per mancanza di organizzazione, al momento della dichiara-
       zione delle  ostilità.
            Questo elemento ebbe un peso sostanziale sin dall'inizio del conflitto. Ma an-
       che altri elementi condizionarono pesantemente la battaglia dei convogli, una bat-
       taglia  che  in pratica  non  si  era  nemmeno  pensato  di  dover  condurre:
       •  la zona geografica in cui essa si svolse era notevolmente ristretta, compresa gros-
          so modo nel quadrilatero Capo Bon, Tripoli, Bengasi, Valona; tale area era .. do-
          minata" entro certi limiti dalla presenza centrale di Malta;  inoltre la libertà di
          manovra dei convogli e delle forze di scorta era notevolmente condizionata dai
          numerosi campi minati stesi sia dai nemici sia da noi; in pratica le rotte erano
          quasi  obbligate;
       •  le navi rimaste in Mediterraneo non erano le migliori, specie per quanto riguar-
          dava la  velocità;  i  convogli  erano quindi  lenti,  più spesso  sugli  8-9  nodi,  più
          raramente  sugli  11-12  nodi;  c'erano ovviamente anche  navi  che  avevano  una
          velocità maggiore e spesso queste venivano avviate singolarmente, o distaccate
          dal grosso  del convoglio  in  determinati momenti;
       •  la Libia era povera di strade interne; si dovette quindi procedere alla creazione
          di un traffico di cabotaggio costiero che integrasse la capacità logistica su gom-
          ma della via Balbia;  ciò  fu  fatto  con le motozattere,  inizialmente studiate per
          lo  sbarco a Malta;  queste piccole unità svolsero un'opera essenziale, riuscendo
          a portare munizioni, viveri, benzina fin  nelle  prossimità del fronte di combat-
          timento;
        •  il naviglio di scorta non era disponibile nella quantità necessaria; la Marina era
          entrata in guerra con solo quattro avvisi scorta, quelli della classe ''Pegaso'', unità
          con caratteristiche di scorta convogli; esisteva inoltre l' Albatros, un cacciasom-
          mergibile sperimentale che però quando  fu  affondato  per siluramento  nel set-
          tembre  1941, stava ancora sperimentando il peritéro a  magnetostrizione,  che
          doveva garantire una portata di 2000 metri; fu  quindi necessario ricorrere alle
          torpediniere ed ai cacciatorpediniere, unità caratterizzate da scarso armamento
          antiaereo ed antisommergibile, che fu poi gradualmente migliorato ed integrato.
          Si  cominciò  con  le  classi  più anziane,  i Sella  e i  Turbine,  navi  poco  idonee al
          servizio di squadra; fu poi la volta degli otto Freccia e dei dodici Navigatori,  che
          furono realmente quelli che sopportarono il massimo peso dell'attività di scorta;
          notevole  fu  il contributo  delle  torpediniere  classe  Spica.  Solo  nell'estate  1942
   220   221   222   223   224   225   226   227   228   229   230