Page 220 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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                Osservava· in proposito il di Giamberardino, in una sua nuova opera pubbli-
           cata proprio nel 1938 (lO, che il potere marittimo può esprimere un grado relati-
           vo di dominio del mare, più o meno limitato nell'estensione e nel tempo. In concreto
           egli così precisava il concetto: "Dominio del mare significa in sostanza la possibili-
           tà di far muovere le proprie forze concentrate (il corsivo è mio) per andare a colpire
            qualche punto debole del nemico''. Cosa che naturalmente presuppone la disponi-
            bilità di  basi  adatte in posizione favorevole.
                Dopo le analisi del Bernotti- ancora perfettamente attuali nel1938- sareb-
            be stato davvero arduo reperire  punti deboli  dei  nostri più probabili  nemici  (la
            cui  cerchia  sembrava  ora  non escludere la  stessa Gran Bretagna).
                D'altra parte Giamberardino ammoniva a determinare bene le reali esigenze
            d'uso del mare, sia nostre che nemiche, prima di stabilire le linee d'azione: il con-
            cetto richiamava le  esigenze di coordinamento a suo tempo segnalate con vigore
            da Fioravanzo e più recentemente ribadite dal Bernotti in nome delle esigenze ge-
            nerali  della  guerra.
                Per quanto  riguardava  il  nostro  Paese  non  c'era  dubbio  che la  difesa  delle
            linee di comunicazione continuasse a occupare il primo posto nella gerarchia degli
            obiettivi del potere marittimo:  cosa  che l'Autore aveva,  come sappiamo, detto  e
            ribadito  fin  dal  1932.
                Si  deve invero al Giamberardino anche la  chiara affermazione (del resto in
            accordo con quanto il Bernotti aveva sostenuto a proposito delle spedizioni oltre-
            mare) della fondamentale importanza delle grandi operazioni oltremare: massima
            affermazione  del  potere marittimo e ·di  quello  aereo 0 >.
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                Sappiamo che i difetti d'impostazione dottrinale e pratica impedirono alle nostre
            Forze Armate di. dare pratica attuazione a  questo  principio.  Ma  la  guerra, di  lì
            a meno di due anni ne avrebbe mostrato, a cominciare dall'invasione tedesca della
            Norvegia  nell'aprile  1940, la  verità inconfutabile.
                Fu proprio questa la principale ragione che impedì sempre al nostro  potere
            marittimo di assumere un indirizzo strategico di ampio respiro, in grado di sfrut-
            tare a fondo  tutte le  risorse disponibili.  Quella sostanziale passività prettamente
            difensiva, che la Marina non aveva accettato da Douhet, finì con l'imporsi a causa
            della totale mancanza di un pensiero strategico interforze e di tutte le conseguenti
            applicazioni  tecniche  e operative.

            Alcune considerazioni conclusive
                Si sono avute, nel corso di questa pur sommaria carrellata, parecchie occasio-
            ni per accennare alle cause militari della cattiva impostazione concettuale data alla
            nostra  preparazione alla  guerra.
                Risulta  dunque inaccettabilmente sbrigativa la  pretesa - spesso  accampata
            negli anni scorsi- di attribuire l'impreparazione alla mutevole e altalenante politi-
            ca estera fascista,  che avrebbe impedito agli Stati Maggiori di avere stabili  riferi-
            menti  politici  per mettere a  punto la  strategia.
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