Page 220 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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206 RICCARDO NASSIGH
Osservava· in proposito il di Giamberardino, in una sua nuova opera pubbli-
cata proprio nel 1938 (lO, che il potere marittimo può esprimere un grado relati-
vo di dominio del mare, più o meno limitato nell'estensione e nel tempo. In concreto
egli così precisava il concetto: "Dominio del mare significa in sostanza la possibili-
tà di far muovere le proprie forze concentrate (il corsivo è mio) per andare a colpire
qualche punto debole del nemico''. Cosa che naturalmente presuppone la disponi-
bilità di basi adatte in posizione favorevole.
Dopo le analisi del Bernotti- ancora perfettamente attuali nel1938- sareb-
be stato davvero arduo reperire punti deboli dei nostri più probabili nemici (la
cui cerchia sembrava ora non escludere la stessa Gran Bretagna).
D'altra parte Giamberardino ammoniva a determinare bene le reali esigenze
d'uso del mare, sia nostre che nemiche, prima di stabilire le linee d'azione: il con-
cetto richiamava le esigenze di coordinamento a suo tempo segnalate con vigore
da Fioravanzo e più recentemente ribadite dal Bernotti in nome delle esigenze ge-
nerali della guerra.
Per quanto riguardava il nostro Paese non c'era dubbio che la difesa delle
linee di comunicazione continuasse a occupare il primo posto nella gerarchia degli
obiettivi del potere marittimo: cosa che l'Autore aveva, come sappiamo, detto e
ribadito fin dal 1932.
Si deve invero al Giamberardino anche la chiara affermazione (del resto in
accordo con quanto il Bernotti aveva sostenuto a proposito delle spedizioni oltre-
mare) della fondamentale importanza delle grandi operazioni oltremare: massima
affermazione del potere marittimo e ·di quello aereo 0 >.
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Sappiamo che i difetti d'impostazione dottrinale e pratica impedirono alle nostre
Forze Armate di. dare pratica attuazione a questo principio. Ma la guerra, di lì
a meno di due anni ne avrebbe mostrato, a cominciare dall'invasione tedesca della
Norvegia nell'aprile 1940, la verità inconfutabile.
Fu proprio questa la principale ragione che impedì sempre al nostro potere
marittimo di assumere un indirizzo strategico di ampio respiro, in grado di sfrut-
tare a fondo tutte le risorse disponibili. Quella sostanziale passività prettamente
difensiva, che la Marina non aveva accettato da Douhet, finì con l'imporsi a causa
della totale mancanza di un pensiero strategico interforze e di tutte le conseguenti
applicazioni tecniche e operative.
Alcune considerazioni conclusive
Si sono avute, nel corso di questa pur sommaria carrellata, parecchie occasio-
ni per accennare alle cause militari della cattiva impostazione concettuale data alla
nostra preparazione alla guerra.
Risulta dunque inaccettabilmente sbrigativa la pretesa - spesso accampata
negli anni scorsi- di attribuire l'impreparazione alla mutevole e altalenante politi-
ca estera fascista, che avrebbe impedito agli Stati Maggiori di avere stabili riferi-
menti politici per mettere a punto la strategia.

