Page 224 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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                È un compito gradito dicevo, e per un doppio motivo. n primo, perché que-
           sta circostanza mi offre l'occasione di rivedere tanti amici, con i quali in più occa-
           sioni,  tra  il 1990  ed  il 1994,  ci  siamo  ritrovati  nel  tentativo  di  comprendere,
           attraverso la storia, il nostro comune passato. A questi amici, italiani e stranieri,
           il più cordiale ed affettuoso  saluto.
                n secondo motivo di piacere sta nel constatare quanto interesse desti ancora
           oggi,  e giustamente, il Mare Mediterraneo,  questo antico  "mare tra le terre" che
           ancora una volta si ritrova al centro di avvenimenti di rilevanza mondiale. Il titolo
           del convegno e la vostra stessa presenza qui, la vostra partecipazione sono testimo-
           nianza  di  tanto  interesse.


           La  battaglia dei convogli


                Anticipando le conclusioni, ma quelle le trarrete voi nella più totale autono-
           mia, possiamo dire che la battaglia dei convogli fu la vera guerra della Marina lta-'
           liana. Una marina giovane- aveva solo ottanta anni- che si trovò ad affrontare
           situazioni che non erano state preventivate e studiate con il necessario impegno.
                A pochi mesi dall'inizio della guerra, :Aeronautica ed Esercito scoprivano di
           non avere sui vari fronti i previsti dodici mesi di scorte. E ciò non solo per la natu-
           rale  ritrosia dei  militari  a  "spendere in logistica"  nel  tempo  di  pace,  ma  anche
           per quell'idea, quel mito che si ripeteva un po' ovunque, quello della "guerra bre-
           ve".  Mito  rivelatosi  poi  fallace  e pernicioso.
                La Marina era invece ben consapevole di questa situazione; nella D.G.  10/A2
           del dicembre  1938 aveva affrontato il problema del traffico con la Libia, traffico
           necessario per il rafforzamento e l'alimentazione delle forze là dislocate; aveva cal-
           colato che sarebbe occorso quantitativamente un grande convoglio al mese, scorta-
           to  da  tutte le  forze  disponibili di Marina ed Aeronautica;  e quindi,  in  relazione
           ai ·tempi, ai  rischi, al condizionamento che sarebbe derivato alle operazioni dalle
           capacità logistiche dei porti di partenza (abbastanza buone) e di arrivo (alquanto
           limitate), aveva suggerito di provvedere sin dal tempo di pace all'accumulo della
           massima possibile quantità di scorte e di materiale, per garantire ai 230 000 uomi-
           ni  presenti  in Libia  la  necessaria  autonomia logistica.
                Per quanto riguarda poi il naviglio mercantile necessario, lo stesso documen-
           to diceva che le condizioni di impiego ••potrebbero subire un miglioramento qualora nel
           periodo di tensione diplomatica venissero disposti adeguati provvedimenti allo scopo di mante-
           nere entro il Mediterraneo una aliquota di navi che,  diversamente,  all'apertura delle ostilità
           verrebbero  a trovarsi fuori  dagli  stretti".
                Invece, ironia della sorte, una misura così logica e così semplice non fu attua-
           ta. L'ora ed il giorno dell'intervento nel conflitto erano già stati fissati da qualche
           tempo ma  solo tre giorni prima dell'apertura delle ostilità l'avviso di pericolo di
           guerra· fu comunicato alle navi mercantili italiane in navigazione fuori dagli Stretti.
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