Page 215 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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IL POTERE MARIITIMO NEL PENSIERO NAVALE ITALIANO 201
La necessità di assicurare le comunicazioni marittime era al centro dell· inte-
resse, e le proposte sulla costituzione e sull• impiego della nuova flotta ruota vano
attorno a quel problema. Il famoso promemoria Bernotti "Fondamenti di politica na-
vale", presentato a Mussolini tramite il Ministro della Marina ammiraglio Sirianni
nel 1927, poteva considerarsi in certo qual modo una "summa·· delle nuove idee
circa una flotta italiana bilanciata idonea ai compiti che prevedibilmente l' atten-
devano C>>.
Era frattanto scoppiata la bomba Douhet, che aveva portato in primo piano il
problema aeronautico: non solo in rapporto alle possibilità belliche del nuovo
mezzo, ma anche alla convenienza di creare una forza armata autonoma e ali• op-
portunità di mantenere le aviazioni "ausiliarie" dell"Esercito e della Marina.
In realtà le tesi del generale Douhet, pur nella loro radicalità, non conteneva-
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no una negazione del potere marittimo < ). Vedremo tra breve che lo scontro dot-
trinale avvenne invece sulle sue tesi strategiche e le sue idee di politica navale.
Posto che il vero e integrale dominatore della guerra sarebbe stato in futuro
il potere aereo Douhet assegnava al potere marittimo un compito di carattere in
certo qual modo sussidiario: dominare il mare per assicurare la sopravvivenza del-
la nazione e del suo apparato militare e industriale, mentre le forze aeree avrebbe-
ro portato a compimento la debellatio del nemico spezzandone la resistenza morale
e materiale.
In sé la concezione douhettiana del potere marittimo non si discostava da quella
tradizionale: usare il mare e interdirlo al nemico, impiegando le forze navali e la
flotta mercantile appoggiate dalle relative industrie e infrastrutture. Il limite stava
nella ristretta concezione, essenzialmente difensiva, che r Autore assegnava al pote-
re marittimo nel quadro globale della guerra.
Nel caso particolare dell•Italia il pensiero di Douhet concepiva in realtà un
uso molto impegnativo del potere marittimo: ottenere il dominio del Mediterra-
neo, sia per consentire i nostri traffici sia per interdire al nemico - non solo la
Francia, ma anche eventualmente la Gran Bretagna- di usare questo mare contro
di noi. La mancanza di basi oceaniche avrebbe comunque precluso operazioni na-
vali fuori dal Mediterraneo anche se, in ipotesi, la stessa Gibilterra non fosse stata
in mano britannica.
A prescindere dall'ottimismo sulle capacità navali del nostro Paese contro ne-
mici di quel livello, un enunciato del Douhet in materia di strategia dei mezzi mi
appare oggi particolarmente degno di apprezzamento: egli sosteneva infatti che la
Marina avrebbe dovuto riorganizzare la flotta in funzione precipua del suo compito prin-
cipale, e non limitarsi a imitare pedisseqrtamente le dimensioni delle altre flotte (la francese
o qualsiasi altra).
È difficile, riandando oggi alla storia della seconda Guerra Mondiale, negare
il realismo di ·questa tesi. Douhet la sosteneva in funzione del compito di interdi-
zione del Mediterraneo da lui immaginato. Il comandante Po, dal canto suo, stava
cercando proprio allora di convincere i responsabili navali che la flotta sarebbe
dovuta in primo luogo essere atta a difendere le comunicazioni.

