Page 374 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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360 STEFANO SIL VESTRI
II "nuovo" Mediterraneo è caratterizzato da importanti mutamenti struttura-
li nell'assetto internazionale dei paesi del Sud Europa. Per la prima volta nell'era
moderna, i paesi della penisola iberica, la Francia, l'Italia e la Grecia sono tutti
membri della stessa comunità, l'Unione Europea, cui sono vieppiù collegati (sino
a paterne divenire membri, in un futuro più o meno lontano) anche altri stati chia-
ve come la Slovenia, la Croazia, gli altri stati della penisola balcanica, la Turchia,
Cipro e Malta. Lo stesso sistema di alleanze militari (NATO e UEO) raccoglie grosso
modo gli stessi paesi (membri sono Portogallo, Spagna, Francia, Grecia e Turchia,
oltre a Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania, i maggiori "attori esterni" presenti
nell'area, variamente associati gli altri). Questi legami di integrazione e di alleanza
non hanno necessariamente eliminato diversità di punti di vista o persino attivi
contrasti reciproci (come tra Grecia e Turchia), ma hanno comunque creato una
unità strategica delle grandi linee di fondo di politica internazionale che costituisce
una assoluta novità. Un a delle conseguenze di questo mutamento è che, con la par-
ziale eccezione della Turchia (peraltro tutta da verificare nei prossimi anni), tutti
questi paesi "mediterranei" sono divenuti sempre più "europei", sia in termini
di sistema politico che di abitudini di vita, oltre che per l'orientamento, le presta-
zioni e le caratteristiche del loro sistema economico. In altri termini, l'Europa si
è estesa decisamente verso il Mediterraneo.
Ci si può domandare se questo processo continuerà e si rafforzerà anche in
futuro. L'allargamento della NATO e dell'DE sembra procedere più rapidamente
verso Est che verso Sud e potrebbe comportare sia un annacquamento di queste
realtà integrative, sia un mutamento delle loro priorità a scapito del Sud Europa.
D'altro canto anche l'approfondimento dell'DE potrebbe porre alcuni problemi,
viste le reali difficoltà che i paesi del Sud Europa incontrano, ad esempio, a confor-
marsi ai criteri stabiliti per il pieno accesso nell'Unione Monetaria. È quindi possi-
bile che si creino nuove linee di frattura, più o meno rilevanti, sopratutto verso
la parte orientale del Sud Europa (visto che Spagna, Francia e Italia hanno abbrac-
ciato un programma di rapida omogeneizzazione ai criteri stabiliti dal Trattato
di Maastricht). E tuttavia anche simili sviluppi non dovrebbero trasformare radi-
calmente il quadro attuale, sia perché non sarebbero limitati ai soli paesi del Sud
Europa, sia perché comunque l'UE in quanto tale continuerebbe ad includere a
pieno titolo anche i paesi rimasti fuori dall'Unione Monetaria.
Una delle conseguenze sociali più interessanti dell'integrazione europea è sta-
ta quella che tutti i paesi mediterranei membri dell'UE che un tempo, con la sola
eccezione della Francia, erano paesi di forte emigrazione, da una decina d'anni
a questa parte sono divenuti invece paesi di immigrazione. Questo sviluppo ha
coinciso con il progressivo aggravarsi, a scapito dei paesi europei, dell'equilibrio
demografico con i paesi mediterranei, che sono poi anche que11i da cui proviene
la maggiore pressione migratoria. La sola popolazione dei paesi rivieraschi dell'A-
frica del Nord raggiungerà nel 2025 i 260 milioni. Includendo la Turchia arrivia-
mo ad oltre 350 milioni già nei primi anni 2000, più numerosi della popolazione
complessiva dei paesi membri dell'UE.

