Page 372 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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Questa realtà spiega anche il fallimento dei tentativi fatti (ad esempio dall'Ita-
lia fascista) di ricostituire l'unità dell'area attorno ad una nazione mediterranea:
essi non potevano che scontrarsi con la maggiore forza e ricchezza delle potenze
esterne, utilizzatrici del Mediterraneo.
Il Mediterraneo quindi, in assenza di una struttura imperiale che ne unifichi
le coste, non ha né può avere una unità endogena, ma è reso unitario dal fatto
di essere "medium" e dal ruolo che vi giocano le potenze esterne. Tuttavia, scarta-
ta come totalmente irrealistica la soluzione imperiale circum-mediterranea, il pro-
blema che si pone è quale strategia sia concettualmente più idonea ad affrontare
le crisi e i conflitti che interessano questa regione (e le altre ad essa analoghe): una
che esalti l'approccio unitario (o, per così dire, "navalistico"), ovvero una che esal-
ti l'approccio frammentario, al caso per caso (o, per così dire, "terrestre")?
È comunque opportuno sottolineare il fatto che r evoluzione tecnologica degli
armamenti, delle comunicazioni e dell'Intelligence ha notevolmente ampliato gli
orizzonti strategici sia per quel che riguarda la minaccia che la risposta. Conflitti
limitati, come quello condotto contro l'Iraq, per la liberazione del Kuwait, hanno
in realtà coinvolto direttamente paesi lontani dal fronte, come Israele, e hanno vi-
sto l'intervento di forze aeree le cui basi erano lontane anche migliaia di chilometri
dal loro obiettivo. E questo anche senza prendere in considerazione il fatto che la
maggior parte delle forze impiegate e della logistica mobilitata proveniva da basi
europee, americane o situate negli oceani circostanti.
Deve anche essere chiaro come ambedue questi approcci strategici (navalisti-
co e terrestre) non possono lasciare intendere l'esistenza di una distinzione netta,
in campo militare, tra operazioni navali, terrestri né tanto meno aeree. È ormai
ovvio (o almeno dovrebbe esserlo) come da un punto di vista operativo non si pos-
sa parlare che di operazioni integrate interforze tra le tre componenti delle Forze
Armate, ·con l'aggiunta di una crescente quarta dimensione basata nello spazio. Ugual-
mente, quindi anche un approccio caso per caso, "frammentato", alla gestione di
crisi o conflitti deve essere inteso in senso lato, poiché ha comunque una sua di-
mensione globale.
La distinzione qui suggerita ha invece un senso più ampio: vuole affrontare
una questione strategica generale relativa al Mediterraneo (o ai "mediterranei")
se cioè sia possibile, oltre che più logico ed efficace, considerare i problemi strate-
gici di. quest'area secondo un'ottica unitaria, ovvero se non sia più razionale e pro-
duttivo un approccio più limitato e caso per caso. La risposta a questa domanda
ha un grande interesse per il futuro delle scelte politico-strategiche della NATO,
europee e nazionali in quest'area.
Nell'affrontare questo tema bisogna in primo luogo domandarsi cosa è cam-
biato, nel Mediterraneo, negli ultimi cinquant"anni. Un mutamento è evidente: gli
Stati Uniti hanno completamente soppiantato la Gran Bretagna e gli altri paesi
europei come potenza militarmente dominante nella regione. La scomparsa dell'U-
nione Sovietica e la grave crisi della flotta ex-sovietica del Mar Nero (da cui dipendeva

