Page 50 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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36 MARIANO GABRIELE
Il 12 febbraio 1887 furono scambiate tra Roma e Londra le note costitutive
dell'accordo, ma la nota britannica usava dizioni caute e meno impegnative di quella
italiana. L'interesse inglese ad una cooperazione con l'Italia in rutto il Mediterra-
neo era legato alla volontà di mantenere il vantaggio offerto alla flotta britannica
dalla situazione in atto ed eventualmente di consolidarlo. Londra doveva fronteg-
giare nel Mediterraneo la spinta russa ad est e quella francese ad ovest, l'una e
l'altra tendenti a modificare uno stato di fatto che vedeva il predominio strategico
della Mediterranean Fleet, libera da impegni stretti· di difesa territoriale e quindi del
tutto disponibile come strumento di politica: la posizione navale britannica, arti-
colata sul sistema Gibilterra-Malta-Cipro-Egitto, poteva ricevere, con la disponibi-
lità dei porti italiani e la collaborazione della Marina italiana, un ulteriore raf-
forzamento. Questo però non doveva essere pagato con impegni politici e militari
troppo pesanti, per cui l'intesa anglo-italiana, fin dalla sua nascita, venne ad a·ssu-
mere un valore alquanto elastico: secondo Roma più cogente, secondo Londra no.
L'Italia apriva i propri porti alla flotta inglese, ma non ne otteneva l'impegno auto-
matico alla difesa del litorale e delle città marittime, a meno che questo non rien-
trasse, nel momento in cui si fosse profilata la minaccia, negli interessi britannici.
Questa posizione fu riconfermata in agosto quando Crispi, ansioso di stringere più
chiaramente i reciproci impegni, propose una convenzione militare a lord Salisbu-
ry; questi fu molto cortese, affermando tra raltro che "ove si presentasse l'occasio-
ne egli sarebbe stato fiero della cooperazione dell'esercito italiano", ma non aderì,
sostenendo che le tradizioni e la costituzione inglese non glielo consentivano, non
essendovi pericolo immediato di guerra. L'accordo di febbraio incentivò peraltro
una certa collaborazione itala-britannica in campo navale: scambi di informazioni
e notizie, contatti. Ma il problema marittimo italiano non ebbe la soluzione spera-
ta. Ed è significativo, in proposito, che neanche un anno dopo si verificasse un
forte allarme in Italia -la ··paura navale del1888"- a causa di una concentrazio-
ne a Tolone della flotta francese, comprese unità dell'Atlantico.
Dal punto· di vista di Londra, invece, l'accordo veniva a rafforzare una posi-
zione strategica nel Mediterraneo che nel controllo di Suez possedeva una chiave
di valenza decisiva. La successiva intesa con la Spagna del4 maggio, mentre aveva
un valore marginale rispetto alla situazione dell'Italia, per gli inglesi assumeva un
ruolo complementare, ma ben definito. Essa costituiva un anello di congiunzione
tra lo schieramento marittimo mediterraneo della flotta britannica e dei suoi amici
e il dispositivo navale atlantico controllato dalla Gran Bretagna, che si avvaleva,
nel quadro della "politica della costa", anche dell'aiuto portoghese: Lisbona e Lon-
dra avevano rinnovato nell873 il trattato d'alleanza stipulato cinque secoli prima.
Così la Gran Bretagna, manovrando la presenza in heing della flotta del Medi-
terraneo, si assicurava una serie di appoggi per il mantenimento di una situazione
favorevole nel bacino occidentale. Ciò era diretto a penalizzare la sola potenza che
appariva in quel momento capace di tentare una qualche operazione nei confronti
del Marocco o della Tripolitania: la Francia, l'eterno avversario che gli inglesi

