Page 49 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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IL MEDITERRANEO PRIMA E DOPO L'APERTURA DEL CANALE DI SUEZ, 1869 35
elemento di rassicurazione il fatto che la stampa specializzata, specie francese, si
dilettasse in quegli anni a trattare l'argomento di una invasione sulle coste occiden~
tali della penisola, discettando sulle modalità e sul luogo più convenienti allo sbar-
co. Ed anche se l'addetto navale italiano a Parigi, dopo avere assistito alle manovre
della flotta francese del1884, riteneva che non ci fosse molto da imparare e critica-
va la qualità delle navi, la differenza, in termini di potere navale, era pur sempre
rilevante a favore della Marina francese. Tenuto conto della propria inferiorità e
dell'estensione delle coste da proteggere, la Marina italiana era costretta ad inse-
guire costantemente strategie difensive, anche quando - come nel casç> delle mano-
vre del 1885, condotte dalla base della Maddalena - si sarebbe potuto pensare
a propositi più ambiziosi: in realtà l'obiettivo restava confinato ad una certa co-
pertura avanzata sulla rotta di un attacco nemico. D'altronde va ricordato che, se·
condo i dati del Lloyd Universal Register, all'inizio del 1886 la Francia disponeva
di 410 unità navali da guerra contro 175 italiane: la flotta francese contava 44
corazzate d'alternare - di cui 7 oltre le l O 000 t di dislocamento - e 21 corazzate
guardacoste, 3 incrociatori corazzati, 123 torpediniere, 148 corvette e simili, 45
trasporti; la Marina italiana poteva contrapporre 21 corazzate, 8 incrociatori co·
razzati e 92 torpediniere. Né vi era da aspettarsi remore da parte del possibile ne-
mico. Nel febbraio 1887 l'ammiraglio Aube, ministro francese della Marina, ebbe
con l'addetto navale italiano, C.V. Mirabello, un colloquio nel corso del quale si
lasciò andare a continui paragoni tra le unità francesi e quelle italiane. "Tutte que-
ste sue considerazioni di offesa'' - scriveva il Mirabello - ''contro un nemico ta-
ciuto ma facile a comprendersi, mi spinsero a chiedergli se egli trovasse umanitario
e logico aggiungere agli orrori della guerra l'attacco di città e centri di popolazioni
indifese sparse lungo le coste avversarie. Rispose che nessuna considerazione var-
rebbe a smuoverlo da portare la distruzione ovunque, non solo ma che se egli, co-
mandando la squadra, ricevesse dal suo governo ordini in contrario, prenderebbe
sulla sua responsabilità di disubbidire".
Era un'inquieta pace quella che allora viveva sul mare l'Italia, ancora troppo
sola malgrado il patto della Triplice. Era evidente che Roma avrebbe dovuto cerca-
re una soluzione nuova ai propri problemi marittimi ed una migliore copertura
internazionale alle aspirazioni in Mediterraneo. Dal tentativo di trovarle nacquero
il primo rinnovo della Triplice e gli accordi mediterranei del 1887. Il rinnovo del-
l' alleanza fu accompagnato da due distinte intese: la prima con l'Austria garantiva
lo status quo in Adriatico e nei Balcani e non faceva parola del Mediterraneo, la
seconda con la Germania prevedeva che, se l'Italia avesse ritenuto di dover intra-
prendere azioni estreme contro Parigi in reazione a tentativi di espansione aTri-
poli o in Marocco, "lo stato di guerra che ne seguirebbe tra la Francia e l'Italia
costituirebbe ipso facto, su richiesta dell'Italia ed a carico comune dei due alleati,
il casus foederil'. Ma obiettivo primario italiano, specie nel momento di particolare
tensione con la Francia, seguito alla denuncia dell'accordo commerciale (diCembre
1886), era di acquisire la potenza navale britannica nel Mediterraneo a difesa delle
proprie coste: questo era anche il suggerimento di Bismarck.

