Page 48 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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                L'assestamento della posizione navale britannica nel Mediterraneo coronava
           il trionfo dell'Inghilterra vittoriana, ed è significativo che la celebrazione della con-
           quista di un grande impero coloniale, di cui l'India era il cuore, andasse di  pari
           passo con la celebrazione del potere marittimo che aveva reso possibile quella con-
           quista e la garantiva nel tempo. Nel decennio successivo Kipling avrebbe orgoglio-
           samente cantato le glorie di quel potere nella  "canzone dei sette mari", sui quali,
           secondo l'espressione di uno dei massimi esponenti della famiglia reale, prospera-
           vano i commerci dell'Inghilterra, navigavano le  navi dell'Inghilterra, garrivano al
           vento  le  bandiere dell'Inghilterra.
                Dal canto suo la Francia si  procurava subito compensi nei mari lontani, tra
           il1883 e il1885, in Indocina, a Gibuti, in Madagascar. La terza Repubblica aveva
           i suoi  problemi  in patria, essendo state perdute Alsazia  e Lorena,  ma se  vestiva·
           di crespo nero la statua di Strasburgo a piace de la Concorde e affidava alla lettera-
           tura della  "revanche" la  missione di  ricordare,  non perdeva un  colpo  nella  gara
           imperialistica di nuovo scatenata sugli scacchieri mondiali e rafforzava la propria
           Marina. Le spese per le costruzioni navali che, al tempo della guerra franco-prussiana,
           stavano per la Francia nel rapporto di  1:3 nei confronti dell'Inghilterra (412 000
           sterline a fronte di  l  330 000), si erano più che triplicate verso il  1878-1879, rag-
           giungendo il livello  di  un milione e mezzo  di sterline,  tante  quante ne spendeva
           l'Ammiragliato londinese.  Nei sei  anni successivi gli  stanziamenti francesi  per il
           viglio militare si tennero al passo con quelli britannici, contribuendo ad aumenta-
           re  la  diffidenza  tra le  due  talassocrazie  occidentali.
                Nel quadro della  politica internazionale europea,  una simile diffidenza  che
           era l'anticamera della tensione, certamente non dispiaceva a  Berlino, ma a Roma
           non potevano risultare gradite le conseguenze dirette del rafforzamento della flotta
           francese.
                Come noto, l'Italia incontrava fatica a sostenere una propria politica colonia-
           le.  Uno  dei .motivi  importanti era la  debolezza  della  Marina  militare,  che aveva
           indotto nel 1872 alla pubblicazione della celebre e catastrofista "Battaglia di Dor-
           king", in reazione a  chi  era giunto a  proporre in  Parlamento, dopo le delusioni
           del1866, addirittura l'abolizione della flotta. Era seguito un certo risveglio navale,
           ma l'attenzione nazionale sui problemi marittimi si  affievolì  di nuovo,  tanto che
           il  24 febbraio  1880 comparve sul "Messaggero"  un trafiletto  intitolato È utile la
           Marina?,  nel  quale all'interrogativo veniva  fornita  la  seguente  risposta:  "Io dico
           di no.  Dirò un'asineria, e non sarebbe la prima, ma è un'asineria appoggiata dai
           fatti".
                In effetti,  che  si  trattasse di  una  "asineria"  si  vide  presto, e la  riprova  era
           davvero appoggiata dai fatti.  La  superiorità navale francese  non solo contribuiva
           a limitare le prospettive coloniali di Roma, ma costituiva una minaccia diretta alla
           sicurezza delle città costiere italiane del versante occidentale.  Le  manovre navali
           del1883, svoltesi sul tema di una invasione marittima nemica sulle coste della Cam-
           pania,  avevano  confermato la  concretezza  dei  timori  esistenti.  Né poteva  essere
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