Page 51 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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IL  MEDITERRANEO  PRIMA  E DOPO L'APERTURA  DEL  CANALE  DI  SUEZ,  1869   37

         avevano avuto di fronte da quasi tre secoli su tutti i mari del mondo. Ma a fronte
         dell'impegno italiano- inevitabilmente totale per la questione assillante della dife-
         sa delle coste - il governo inglese si  riservava fin  dall'inizio il diritto a opportuni
         "distinguo", come  risulta già dalla  lettera  di  Salisbury alla  regina Vittoria  del  5
         febbraio  1887: "Questo paese non può promettere il proprio aiuto a un altro pae-
         se  fino  a  che non si  conosca quale sia il casus belli ...  noi  non potremmo prendere
         parte, in alcun caso, a una guerra aggressiva contro la Francia.  D'altra parte l'In-
         ghilterra ha un grande interesse a che né la Francia né la Russia estendano il pro-
         prio dominio sulle rive del Mediterraneo, dell'Egeo o del Mar Nero e sarebbe disposta
         a  cooperare di  cuore  con  l'Italia  a  tal  fine".
              La già formidabile posizione navale britannica riceveva inoltre, col punto III
         delia nota italiana del 12 febbraio  1887, un ulteriore appoggio, dichiarandosi pronta,
         l'Italia, ad appoggiare l'opera della Gran Bretagna in Egitto. In cambio, il Gover-
         no di Londra si  impegnava a difendere i propri interessi lasciando le coste norda-
         fricane "nelle mani in cui ora si trovano"; nulla vi era però di automatico e il carattere
         della cooperazione concreta, che sarebbe dovuta arrivare ''dall'intimo accordo èd
         armonia" stabiliti con Roma, doveva essere deciso "in relazione con le circostanze
         del caso".
              Il sistema di accordi mediterranei fu completato con l'intesa del dicembre 1887,
         che copriva il  settore orientale e in particolare gli  interessi britannici sugli Stretti
         e in Egeo, coinvolgendo il governo di Vi enna. In quell'area, la protezione garantita
         alla Turchia era ovviamente diretta contro la  Russia,  sospettata di intenzioni ag-
         gressive per uscire dal confinamento nel Mar Nero: una sua spinta verso il Medi-
         terraneo,  se  avesse  avuto  successo,  avrebbero  diminuito  il  valore  politico  e  mi-
         litare delle posizioni britanniche a Cipro e in Egitto, le quali invece,  nella cronica
         situazione di debolezza nella quale versava la Turchia, mantenevano un significato
         determinante sia  in  relazione  alla  copertura del  Canale  di  Suez,  sia  in relazione
         all'influenza  inglese  nel  Levante.  In  proposito,  con l'accordo di  dicembre anche
         l'Austria-Ungheria  pagava  un prezzo  a  Londra,  ma  riceveva  un  appoggio  che  si
         estendeva fino  alle coste del Mar Nero. L'Italia, a sua volta, forniva  al sistema di
         intese tutto il sostegno di cui era capace, ma in cambio non otteneva nulla che non
         avesse già,  dal momento che l'Adriatico era già stato inserito e  nell'accordo  con
         Vienna pet il rinnovo della Triplice e nell·intesa con Londra di febbraio.  D'altra
         parte Roma non avrebbe potuto tentare niente di  diverso o di più. Legata ad una
         alleanza importante, ma caratterizzata da una potenza militare terrestre, in condi-
         zioni di strutturale svantaggio marittimo_ rispetto alla Francia, l'Italia non poteva
         che ricercare l'aiuto, comunque e senza possibilità di imporre condizioni, della Ma-
         rina britannica. Prima della fine del secolo, infatti, i governi italiani cercarono ri-
         pettitamente di ottenere da Londra un impegno più soddisfacente per loro, ma con
         sempre minore successo:  gli  inglesi  vollero  tenere sempre le  mani libere  perché,
         come aveva detto Salisbury nell'agosto 1887, "la politica è mutevole come il clima
         di  queste  isole''.
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