Page 43 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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IL MEDITERRANEO PRIMA E DOPO L'APERTURA DEL CANALE DI SUEZ, 1869 29
motivi politici e militari, non commerciali, dato che il porto mercantile non veniva
usato completamente. Superati i sospetti che il governo di Torino potesse cedere
alla Francia compensi di valenza marittima - Genova o la Sardegna, come insi-
nuavano a Vienna- gli inglesi respinsero la proposta del 25 luglio 1860 di Napo-
leone III per intervenire nello Stretto di Messina ed imporre un armistizio di l O
mesi tra Garibaldi e i Borboni, da garantire con la minacciosa presenza della squa-
dra francese dell'ammiraglio Tinan e con quella britannica di Malta. Il rifiuto in-
glese fu decisivo e la mossa francese fallì.
Può darsi che Londra sopravvalutasse la potenza reale della Francia quando
appoggiò la nascita del nuovo Stato mediterraneo italiano, ma è certo che in quel
tempo la psicosi antifrancese era viva in Inghilterra. Nel novembre 1860 l'ammi-
raglio Martin, a proposito delle isole Ionie, scriveva: " ... sarebbe cosa saggia dare
le isole Ionie alla Grecia, od a qualsiasi altra potenza europea, eccetto la Francia.
Ma piuttosto che permettere che cadano sotto la Francia, io fortificherei Corfù e
la terrei, almeno fino a quando l'Inghilterra non si sia assicurato il possesso di Can-
dia". Pochi mesi dopo sarebbe stato il Primo ministro Palmerston, davanti a un
ritorno di voci sulla cessione della Sardegna a Parigi, a dichiarare che ''l'Inghilter-
ra si opporrebbe energicamente ad una simile estensione dell'influenza francese in
questo mare". Nel marzo 1864 Corfù e le Ionie sarebbero passate alla Grecia.
In questa luce di diffidenza e di ostilità verso la Francia si può leggere, alme-
no in parte, il famoso telegramma di lord Russell all'Hudson, ambasciatore inglese
a Torino, del27 ottobre 1860 che fu di massimo aiuto al governo sardo: "Il gover-
no di S.M. britannica è costretto a riconoscere che gli italiani sono i migliori giudi-
ci dei propri interessi ... Dopo gli eventi sbalorditivi cui abbiamo assistito è difficile
credere che il Papa e il re delle Due Sicilie possiedano il cuore dei loro popoli.
Il governo di S.M. britannica non vede ragione sufficiente a giustificare il severo
biasimo con cui l'Austria, la Francia, la Prussia e la Russia hanno bollato gli atti
del re di Sardegna. Il governo di S.M. preferisce guardare verso la lieta prospettiva
di un popolo inteso a costruirsi l'edificio delle proprie libertà ed a consolidare la
propria indipendenza". Tale indipendenza significava, naturalmente, un nuovo pro-
blema lungo le frontiere marittime orientali della Francia, che avrebbe dovuto te-
ner d'occhio la nuova vicina perché non diventasse troppo incomoda, con il probabile
effetto di attenuare la pressione di Parigi in altre direzioni.
Certo, il nuovo Stato italiano avrebbe dovuto stare al suo posto: soprattutto
non doveva cercare di insediarsi a T uni si. Il motivo era evidente, perché con l'a-
pertura del Canale di Suez rotte di vitale importanza sarebbero passate lungo le
coste meridionali della Sicilia. I lavori in corso per il taglio dell'istmo prometteva-
no grandi correnti di traffico e, se l'Italia avesse avuto una posizione preminente
nel. bacino centrale, avrebbe potuto calamitare forti interessi economici. Posta dal-
la natura a sbarrare da nord a sud il Mediterraneo, la penisola trovava nella posi-
zione geografica della Sicilia il complemento migliore alle proprie ambizioni. Essa
copriva la zona di mare rimasta tra la penisola e l'Africa, lasciando due soli pas-
saggi, lo Stretto di Messina e il Canale di Sicilia, il primo già sotto controllo italiano,

