Page 70 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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           ne,  che li ha indotti a farne  il  fulcro  della loro grande strategia.  Vi  possono essere
           stati alti e bassi, qualche errore, qualche incoerenza, qualche ingenuità (la scarsità
           delle informazioni  pervenuteci su  molti  periodi critici  non  ci  consente,  peraltro,
           di esprimere giudizi inappellabili), ma i risultati strategici, sotto l'ottica del potere
           marittimo,  sono comunque inequivocabili. Vale quindi la  pena soffermare l'atten-
           zione sulla dimostrata capacità dei Romani di imporsi, sul mare, nei confronti di
           tutte le maggiori e certamente non remissive potenze marittime del Mediterraneo.
                Nella  redazione di questo breve saggio mi sono  essenzialmente basato sulla
           ricerca bibliografica di  tutte le  fonti  antiche utili  ai  fini  della  ricostruzione della
           storia navale e marittima di Roma <3>,  nonché sull'analisi degli eventi significativi
           attraverso i quali i Quiriti sono pervenuti a quel completo dominio dei mari su cui
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           si  è instaurata la  Pax  Romana< >.
           La fondazione di Roma e  le prime esigenze marittime

                La prima flotta di cui si parla nella storia di Roma è quella che, circa quattro
           secoli prima della fondazione dell'Urbe, approdò sul litorale laziale, ove sbarcaro-
           no  i profughi troiani guidati  da Enea,  il mitico  progenitore della  stirpe regia  di
           Alba Longa e, quindi, di Romolo, nonché della stirpe Giulia. Quando quella stessa
           flotta venne incendiata dal nemico, la Madre degli dei volle assicurarne l'immorta-
           lità: le  navi  vennero infatti trasformate in divinità marine, analoghe alle Nereidi,
           che rimasero in quelle acque per proteggervi i naviganti; e non vi è motivo di cre-
           dere che  se  ne siano mai  allontanate.  Gli  antichi,  pertanto, ebbero la  possibilità
           di annoverare quella soprannaturale benevolenza fra  i primissimi fattori del potere
           marittimo  della  nascirura  Roma.
                Il 21  aprile 753 a.C.,  secondo la ben  nota tradizione,  Romolo  fondò  Roma
           tracciandone i confini inizi~li sul Palatino ed estendendola poi al Campidoglio, col-
           locando  in  tal modo il cuore della  Città Eterna  sulla  riva  sinistra del Tevere,  in
           corrispondenza dell'isola Tiberina, a breve distanza dal mare. Quella posizione si
           è dimostrata del tutto privilegiata, per il suo clima ideale, per la sua centralità (nel-
           la Penisola itali~na e, quindi nel Mediterraneo) e per quella sua particolare natura
           marittima  efficacemente  illustrata da  Cicerone:  «Avrebbe forse  Romolo più felicemente
           potuto assicr1rarsi i  vantaggi di una città marittima, ed evitarne a/tempo stesso i difetti,  che
           fondando una città sulle rive di un fiume perenne e costante, che si getta in mare con un 'ampia
           foce? La città poteva ricevere dal mare tutto quello di cui aveva bisogno e dare,  per la stessa
           via,  ciò  di cui aveva abbondanza.  Per mezzo del fiume,  essa  non  solo  importava dal mare
           le cose  necessarie alla vita,  ma riceveva  anche  quanto  era trasportato per via  di terra;  così
           che a me sembra che fin d'allora egli prevedesse che questa città sarebbe diventata un giorno
           la sede  e il centro  di  tm immenso  impero» (5).
                Per il collegamento  fluviale  fra  la  Città e il mare, era necessario  il controllo
           della fascia costiera: questa venne conquistata dal quarto Re di Roma, Anco Mar-
           zio  (640-616 a.C.), a cui viene attribuita la  cqstruzione di  un porto alla foce  del
           Tevere, ove lo  stesso re fondò la  colonia di  Ostia,  <ifacendo sì che Roma divenisse città
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           non  solo  continentale,  ma anche  marittima» < >.
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