Page 71 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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NASCITA  E AFFERMAZIONE  DEL POTERE  MARITTIMO  DI  ROMA                 57

            I commerci navali, indubbiamente avviati fin da quel secolo, raggiunsero sul
       finire del VI  secolo a.C. un'estensione già significativa agli  occhi  di  una  potenza
       marittima  di  prima grandezza  come Cartagine:  fu  infatti  nel  509 a.C.  - l'anno
       in cui fu  console Lucio Giunio Bruto, il fondatore della Repubblica - che venne
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       stipulato il primo dei Trattati navali < > fra Roma e Cartagine. I Romani, quindi,
       avevano già allora dei ben precisi interessi sul mare: oltre alle esigenze di controllo
       della fascia costiera laziale, avevano traffici marittimi estesi alle isole maggiori ed
       al  Nord Africa;  sembra che essi  si  avvalessero  anche,  come  suppone Polibio,  di
       qualche nave da guerra, verosimilmente per la protezione di  certe rotte commer-
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       ciali contro gli attacchi dei pirati < >.  Circa un secolo e mezzo dopo il traffico mer-
       cantile  romano  doveva  già  interessare  buona  parte  del  bacino  occidentale  del
       Mediterraneo e, verso oriente, il mare Ionio, come risulta dal secondo Trattato na-
       vale con Cartagine, ratificato nel 348 a.C., e dal Trattato navale bilaterale stipulato
       con  Taranto (9)  qualche  decennio  prima (la  data  è incerta,  rria  risulta collocabile
       nella  prima metà· del  IV  secolo  a.C.).
            L'esigenza del commercio marittimo per i rifornimenti vitali dell'Urbe- in
       particolare per le necessità alimentari primarie del popolo (l'annona) - si presenta
        con particolare drammaticità fin dai primi anni della Repubblica, essendo i Roma-
        ni  perennemente costretti a  difendersi  dalle  agguerrite popolazioni  confinanti.  Il
        primo esempio risale proprio al 508 a.C., secondo .anno della Repubblica. «Poiché
       tutta la campagna era in potere dei  nemici,  e nessuna provvista veniva portata in città per
       via di terra,  ma solo piccole quantità di provviste per mezzo del fiume»,  i consoli decisero
       di «inviare ambasciatori a Cuma ... e alle città della pianura pontina, per chiedere di conce-
       der loro di poter importare il grano di lì»: per il trasporto dei rifornimenti, questi legati
        romani si  avvalsero di un gran numero di  navicelle «a cui,  dal mare, fecero  risalire
       il Tevere» OO>.  Pochi anni dopo, nel 492 a.C., per fronteggiare un'altra gravissima
       carestia, i consoli provvidero ad acquisire il grano inviando navi in tutte le direzio-
        ni,  «non  soltanto  nell'Etruria lungo  i lidi a destra  di  Ostia,  e a sinistra  nel territorio  dei
        Volsci fino a Cuma,  ma anche in Sicilia: tanto lontano l'ostilità dei vicini costringeva a cerca-
       re  aiuti» o o.  In  quei  primissimi anni,  quindi,  si  verificarono  svariate  e reiterate
       contingenze che costrinsero Roma a far affluire i propri rifornimenti di frumento
       per via marittima. «In seguito, per far fronte alle esigenze della popolazione urbana in conti-
       nuo  aumento,  fu  necessario  ricorrere  ad importazioni  regolari,  che già  in  età  repubblicana
       furono  organizzate  nel sistema  dell'annona» < >.
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            Lo  sviluppo  di  traffici  marittimi romani,  fra  il VI  ed  il V secolo  a.C.  deve
       necessariamente essere stato accompagnato da misure intese a contenere il rischio
       di  intercettazione delle  navi  mercantili  da  parte dei  pirati:  fra  tali  accorgimenti,
       quello più convincente era evidentemente costituito dalla disponibilità di qualche
       nave da guerra. Abbiamo già visto che Polibo ammette tale possibilità fin  dal VI
       secolo; Tito Livio, citando alcuni antichi annali in cui «si parla anche di un combatti-
       mento navale che avrebbe avuto lrtogo, presso Fidene, con i Veienti»,  nel426 a.C., non esclude
       la possibilità che Roma possedesse qualche nave da guerra in quegli anni (V secolo
       a.C.),  ma  considera che lo  svolgimento di  una battaglia navale su quel tratto del
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