Page 76 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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            flotta;  «cento quinqueremi e venti triremi» <3 >.  Questo salto di qualità avvenuto nel 261
            a.C., conferì alla prima guerra Punica quella straordinaria sua connotaziol)e di epica
            lotta per la supremazia  marittima,  lotta  combattuta dai Romani contro quella  che
            era  indubbiamente, la  maggiore  potenza  navale  del  Mediterraneo.
                Dovendo formare ex-novo un elevato numero di equipaggi per le unità in co-
            struzione, i Romani realizzarono, a terra,  un vero e proprio allenatore,  secondo il
            criterio seguito oggigiorno presso i vari Centri di Addestramento delle più importanti
            Marine Militari.  «Essi si servivano di questo  metodo: facevano sedere gli uomini su banchi
           per rematori,  disposti sulla terraferma,  nello stesso  ordine dei  banchi della  nave,  nel mezzo
            ponevano il capo,  li abituavano a gettarsi tutti insieme all'indietro accostando al petto le ma-
            ni, quindi a chinarsi in avanti spingendo/e in fuori,  e ad iniziare e cessare il movimento agli
            ordini del comandante» (35>.
                I Romani erano inoltre ben consapevoli di  dover affrontare equipaggi adde-
            stratissimi,  con  i più esperti  comanaanti esistenti  nel Mediterraneo, e delle  navi
            costruite con le migliori tecnologie- e quindi in possesso di qualità nautiche (velo-
            cità e capacità evolutive) ottimali - mentre essi stavano costruendo per la  prima
            volta delle quinqueremi (non avendo esperienza di costruzioni superiori alle trire-
            mi). L'enorme divario tattico e tecnologico richiedeva una adeguata compensazione.
            Nei combattimenti n~vali dell'antichità, l'avversario veniva innanzi tutto impegnato
            con il lancio di proiettili, quindi con azioni di speronamento - con il rostro, per
            sfondare le  fiancate delle navi  nemiche o anche per danneggiare gli  organi di go-
            verno (remi e timoni) - e,  infine, con l'arrembaggio delle navi  che si  riusciva ad
            abbordare (trattenendole  poi con  dei  rampini  o  mani di ferro).  I Romani  vollero
            migliorare le proprie possibilità di arrembaggio - a cui provvedevano i militi na-
            vali imbarcati (detti anche soci navali o classict)  - mediante l'invenzione del corvo,
            la cui struttura ci è stata descritta in modo particolareggiato da Polibio <36>:  si trat-
            tava di una passerella orientabile che, sistemata a prora e manovrata con un siste-
            ma analogo  a  quello  dei picchi di  carico,  agganciava  la  nave  nemica  che si  voleva
            abbordare;  essa  risultò  utilissima ai  Romani  nei loro primi grandi confronti con
            il nemico, poiché li  mise in condizione di poter arrembare anche quelle navi che,
            per la  maggior velocità o per le  migliori  qualità evolutive,  si  sarebbero sottratte
            alle  loro  manovre di  affiancamento.
                Nel260 a.C., il console Caio Duilio assunse il comando della flotta in sostitu-
            zione del collega  Gneo Cornelio Scipione,  che,  portatosi alle Lipari con  17  navi,
            era stato catturato dai  Cartaginesi con un  inganno.  Poco  prima la  flotta  romana
            aveva già riportato un primo incoraggiante successo contro i Cartaginesi allargo
            di Capo Vaticano. Ma fu  Caio Duilio a condurre vittoriosamente la flotta di Ro-
            ma nella  sua prima grande battaglia navale.  Questa avvenne, come è noto,  nelle
            acque di Milazzo, contro una flotta punica di  130 navi. Lo scontro, caratteri~zato
            dal pieno sfruttamento della sorpresa costituita dalla presenza e dall'efficacia dei cor-
            vi,  fu pienamente favorevole ai Romani: <poiché da ogni parte i corvi incombevano mi-
            nacciosi,  di modo che inevitabilmente chi si avvicinava ne veniva attanagliato, i Cartaginesi
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