Page 78 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
P. 78

64                                                            DOMENICO  CARRO


           presa di Palermo (254) e per un'altra redditizia incursione in Mrica (253),  se-
           guita da un secondo tremendo naufragio, allargo di Capo Palinuro, ove vennero
           perse  più di  150  navi.
                Furono a quel punto necessari due anni di pausa per analizzare quelle disgra-
           zie e per riapportare, alla luce dei risultati acquisiti, una nuova flotta. Ai fini della
           comprensione di questo passaggio, mi sembra particolarmente interessante e reali-
           stica la  seguente ipotesi formulata  da J.H. Thiel:  «between  255 and 249 the  Roman
           fleet was almost entirely renewed and on this occasion the "corvi" will bave been abolished  ...
                                                                                   .
           Por in that period the  Roman warfleet was almost completely destroyed by two gales  (in 255
           and 253); ... we may readily suppose that the presence of the "corvi" considerably aggravated
           the catastrophe. . . . I  be lieve therefore that,  when the Romans  were forced by the catastrophes
           just mentioned lo  bui/d new fleets,  they  abolished the  "corvus",  because the instrument had
                                                     4
           proved a dangerous  absurdity  by  stormy  weather>> < 5).
                Certo è che a  partire da  quegli  anni i  corvi  non vengono più nominati;  non
           solo, ma il primo confronto sostenuto dai Romani dopo la  presunta soppressione
           dei corvi si risolse nell'unica clamorosa sconfitta romana: in occasione della batta-
           glia navale di Trapani (249), infatti, la flotta romana comandata dal console Pu-
           blio Claudio venne pressoché annientata:  93  navi  vennero catturate dai Punici e
           solo una trentina riuscì a salvarsi. Come se  non bastasse, a quel disastro ne seguì
           immediatamente uno ancora maggiore, occorso alla seconda flotta inviata dal Se-
            nato in Sicilia al comando dell'altro console Lucio Giunio: una violenta tempesta
           provocò allargo di Eraclea Minoa un naufragio di spaventose dimensioni: venne-
            ro  perse  120  navi  da guerra e  quasi  800  onerarie.
                Questa impressionante sequenza di perdite di una gravità sconcertante avreb-
           be dovuto costituire un colpo mortale alla  volontà di  continuare a misurarsi, sul
           mare, con la maggiore potenza navale del Mediterraneo. Ma i Romani non mollaro-
           no, anche se ebbero bisogno di qualche tempo per riprendersi (s.oprattutto per com-
           pensare la perdita di  un così elevato numero. di equipaggi). Nel periodo 248-243
           a.C., com'era avvenuto anche nel biennio 252-251, Roma ·mantenne solo una flot-
           ta di circa 60 navi per la sicurezza delle coste d'Italia e del flusso  di  rifornimenti
           marittimi necessari alle forze schierate in Sicilia.  Poi,  i Romani «decisero di riporre
           per la terza volta le loro speranze nelle forze navali .... Quest'ultimo tentativo ebbe veramente
                                             46
           il carattere di una lotta per l'esistenza» C >.  Essi  avevano avuto modo, nel frattempo,
            di studiare le particolarità costruttive di una quinquereme cartaginese particolar-
            mente agile  e veloce  che era stata  catturata nel 2  50  a.C.  in occasione del blocco
           del porto di Lilibeo (odierna Marsala). Venne così allestita una nuova flotta di due-
           cento quinqueremi, costruite a regola d'arte in modo da possedere, finalmente, qualità
            evolutive  non inferiori  a  quelle  del  nemico.
                Nel 242 a.C.,  anno in cui i Romani conferirono questo  nuovo vigoroso  im-
           pulso alla guerra navale, i Cartaginesi, pur essendosi ritirati da quasi tutta la Sici-
           lia, mantenevano il possesso dell'area di Trapani e Lilibeo con poderose forze dislocate
            sul monte Erice, sotto il comando di Amilcare Barca, il celebre padre di Annibale.
   73   74   75   76   77   78   79   80   81   82   83