Page 83 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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NASCITA  E AFFERMAZIONE  DEL POTERE  MARITTIMO  DI  ROMA                 69

        inviato contro Siracusa, con una flotta di sessanta quinqueremi, il console Marco
        Claudio Marcello, che aveva brillantemente tenuto testa ad Annibale in Italia dopo
        la  battaglia  di  Canne.  Venne  così  avviato  il celebre  assedio  - navale  e terrestre
        - di Siracusa, strenuamente difesa dai micidiali congegni ideati dalla fertile mente
        di Archimede, e in qualche caso,  dalle ancor più fertili  menti di qualche cronista
        (è il caso dei leggendari specchi ustort). La cittadella di Siracusa venne espugnata nel
        212, grazie all'efficacia dell'assedio e del blocco navale, e con l'ausilio di  qualche
        defezione interna evidentemente agevolata dalla carestia. L'assalto venne condotto
        dalle navi che sbarcarono le truppe con un'azione condotta di sorpresa contro po-
        sti di guardia parzialmente sguarniti.  Poco prima, Marcello aveva ottenuto un si-
        gnificativo successo navale allargo di capo Pachino, portando la sua flotta contro
        una grossa formazione cartaginese (  130 riavi da guerra e 700 onerarie) che doveva
        recare aiuti  a Siracusa:  i Cartaginesi,  dissuasi  dalla flotta  romana,  invertirono la
        rotta  e rientrarono  in  patria.
             In quegli stessi anni, una flotta  romana di  50 navi venne inviata nelle acque
        dello Ionio e dell'Egeo per contrastare Filippo V,  re di Macedonia, che si era allea-
        to con Annibale: si trattò della prima guerra Macedonica (214-204 a.C.), che im-
        pegnò i Romani nel bel mezzo della  II guerra Punica. La  presenza navale romana
        conseguì il risultato  di  controllare le mosse  del  re  macedone,  contenerne le  mire
        espansive in Grecia e dissuaderlo da qualsiasi velleità di  invio di  forze  o di  altre
        risorse  in  Italia  in sostegno  ad  Annibale.
             N elle acque fra. le isole maggiori e la costa africana operò la flotta  romana
        basata a Lilibeo,  posta prima sotto  il  comando di Tito Otacilio Crasso (dal  217
        al  210 a.C.)  e poi di Marco Valeria  Levino  (dal  210 al  207).  Il  primo sconfisse
        una flotta cartaginese nel canale di Sardegna (nel 215), catturandone 7 navi; poi,
        nei giorni dell'assalto a Siracusa (212) effettuò una fruttuosa incursione navale sul-
        la  costa africana, nei  pressi di Utica, e ne tornò con  130 navi  onerarie cariche di
        bpttino e di frumento,  che venne subito  inviato a Siracusa per sfamare vincitori
        e vinti. Marco Valeria Levino (già illustratosi al comando della guerra Macedonica
        nel  quadriennio  214-211),  con  una  flotta  di  100 navi  effettuò  un'incursione nei
        pressi  della  città di  Clupea  (estate  208),  e vinse  poi  per mare una flotta  punica
        di 83 navi, catturandone 18; nell'anno successivo, dopo un'analoga incursione con-
        dotta sulla costa vicino ad Utica, ingaggiò battaglia· navale contro una flotta  di 70
        navi da guerra cartaginesi, affondandone quattro, catturandone 17 e disperdendo
        le altre.  «Così divenuto sicuro il mare per la cacciata delle navi dei nemici, furono  mandati
        a Roma grandi carichi di grano» <56).  Lo stesso Marco Valeria Levino era peraltro riu-
        scito  a  liberare la  Sicilia  da  tutti  i  presidi cartaginesi.
             Circa la penisola iberica, a  cui abbiamo già accennato,  va  ripetuto ch'essa
        aveva  in quel conflitto un'importanza strategica  primaria:  «per abbattere Roma ...  i
        Cartaginesi avevano .bisogno di una solida base operativa e di una sicura linea di comunica-
        zioni.  La prima fu stabilita in  Spagna  dal genio  della famiglia  Barca;  la  seconda  non fu
        mai ottenuta.  C'erano due possibili vie di comunicazione: una diretta,  via mare,  l'altra indi-
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