Page 81 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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NASCITA  E AFFERMAZIONE DEL  POTERE MARITTIMO DI  ROMA                  67


         sciti, a coronamento di un gigantesco ed indomabile impegno sul piano prettamen-
         te navale, a strappare ai Punici la supremazia marittima, fu  nella seconda guerra che
         essi  ebbero l'occasione di  avvalersi  del potere marittimo per contenere, contrastare
         e finalmente eliminare la tremenda minaccia recata, per impulso di Annibale, dal-
         la città rivale.  Non è certamente casuale che le  riflessioni del Mahan abbiano ini-
         zialmente preso a riferimento proprio le operazioni delle forze marittime di Roma
         nel corso della seconda guerra Punica. Lo stesso Mahan riconobbe che, nella storia
         di Roma, «il potere marittimo ebbe un peso ed un'importanza strategica che ha ricevuto scar-
         so riconoscimento»;  per quanto concerne, in particolare, «la sua influenza sulla seconda
        guerra punica, ...  le notizie che ci restano sono sufficienti per autorizzare l'affermazione che
         esso fu  un fattore  determinante» <B>.
             All'inizio della guerra, mentre Annibale procedeva dalla Spagna verso l'Italia
         seguendo  la  via  terrestre - la  sola  consentitagli  dal potere  marittimo  acquisito dai
        Romani - le forze romane vennero così suddivise fra i due consoli: 60 quinquere ..
         mi ed un esercito a Publio Cornelio Scipione (padre dell'Africano) per intercettare
         le linee di comunicazione fra Spagna ed Italia; 160 quinqueremi e delle forze terre·
         seri a Tiberio Sempronio per la guerra a sud,  nell'area marittima compresa fra la
         Sicilia  e l'Africa.
             ll primo provò prima ad intercettare Annibale portandosi con la propria flot-
         ta alle foci del Rodano. Ma, poiché il Cartaginese lo aveva preceduto, navigò fino
         a Genova ove sbarcò con l'esercito, lasciando il comando della flotta al fratello Gneo
         Cornelio  Scipione,  che  doveva  portarla  in Spagna.
             Prima ancora  che  l'altro console,  Tiberio Sempronio,  raggiungesse la  flotta
         in Sicilia,  i Cartaginesi avevano già avviato delle incursioni navali· contro l'Isola,
         con una flotta  di trentacinque quinqueremi.  Ad  essa  si  oppose il pretore Marco
         Emilio, che assunse il comando della flotta dislocata nel porto di Lilibeo e catturò
         sette navi puniche con  1700 uomini; «la flotta  romana  rientrò illesa nel porto,  avendo
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         avuta una nave speronata,  ma che anch'essa tornò·da sé sola» < >.  Mentre le operazioni
         navali romane si ·avviavano con la benaugurante vittoria navale di Lilibeo, Anni-
         bale infliggeva la prima sconfitta (sul Ticino) alle legioni romane, comandate dal
         console  Publio  Cornelio  Scipione.
             L'altro console, Tiberio Sempronio, raggiunse a Lilibeo la flotta vittoriosa, con
         cui si recò subito ad occupare l'isola di Malta, catturandovi la guarnigione cartagi-
         nese;  rientrato a Lilibeo ed avendo poi appreso della progressione di  Annibale in
         Italia,  imbarcò l'esercito  e si  portò  con  le  navi  lungo  l'Adriatico fino  a  Rimini;
         sbarcate le truppe, marciò contro Annibale, venendo tuttavia sconfitto in battaglia
         terrestre (sul Trebbia).
             Annibale aveva lasciato il fratello Asdrubale- con delle forze terrestri e nava-
         li - in Spagna, che doveva costituire la principale riserva logistica per le forze ter-
         restri  cartaginesi  in Italia.  Data  l'importanza  strategica  di  tale  ruolo,  i Romani,
         nonostante le gravi difficoltà arrecate loro dall'esercito di Annibale in Italia, conti-
         nuarono ad attribuire un'elevata priorità alle operazioni nella  penisola iberica, a
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