Page 86 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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           Le  grandi coalizioni marittime

                Subito dopo il termine della seconda guerra Punica, Roma si trovò coinvolta
           in  due altri  conflitti  sviluppatisi,  in  successione,  nell'area· del  ma·re  Egeo.  In en-
           trambi i casi, i Romani intervennero in difesa delle città libere della Grecia contro
           le  mire espansionistiche di  due  ambiziosi  sovrani del  mondo ellenistico:  Filippo
           V, re di Macedonia (Il guerra Macedonica: 200-197 a.C.), e Antioco IV il Grande,
           re di Siria (guerra Siriaca: 191-189). In entrambi i casi, inoltre, i Romani associa-
           rono alle  proprie operazioni  marittime le  forze  di  svariate nazioni  alleate,  fra  le
           quali ebbero un ruolo nettamente preminente le due nazioni che erano in possesso
           delle maggiori capacità navali in quell'area: Rodi ed il regno di Pergamo. Pertanto,
           nella  maggior  parte delle azioni  che  si  svolsero  nelle acque  dell'Egeo,  operò  una
           forza navale multinazionale costituita dalla flotta romana (da 50 a 70 quinquere-
           mi), dalla flotta regia di Pergamo (24 quinqueremi) e dalla flotta rodia (20-22 navi
           coperte); alla flotta romana erano normalmente aggregate svariate unità minori rese
           disponibili dalle marinerie italiche e da altre città marittime alleate. Il nucleo più
           consistente di questa forza navale fu sempre costituito, occorre sottolinearlo, dalle
           navi di  Roma;  coerentemente, il comando supremo delle operazioni navali venne
           sempre detenuto dal comandante della  flotta  romana.  Insomma,  sarebbe difficile
           non rilevare una profonda similitudine fra tale struttura e quella delle varie forze
           navali multinazionali istituite anche negli anni più recenti per fronteggiare esigenze
           di sicurezza correlate con le crisi internazionali. E se vi era similitudine nella strut-
           tura, vi fu anche similitudine nelle finalità prevalentemente politiche (più che mili-
           tari) di queste aggregazioni: i Romani non avvertivano tanto l'esigenza di ottenere
           dei rinforzi (anche se questi comportavano comunque un utile risparmio finanzia-
           rio),  quanto quella di coinvolgere una coalizione quanto più possibile ampia nel
           contrastare il "prepotente"  di  turno.
                Il coinvolgimento di Roma in quel teatro era scaturito dalla minaccia posta
           dal potenziamento della flotta macedone e dalle richieste di aiuto pervenute dagli
           Ateniesi, direttamente minacciati d'invasione dai Macedoni. Nel200 a.C., pertan-
           to, il console Publio Sulpicio Gaiba dovette innanzi tutto convincere il popolo (che
           pareva piuttosto restio)  ad approvare la  spedizione nell'Ellade.  Ed  egli  fece  leva
           su di una tesi essenzialmente marittima, sostenendo - come diremmo oggi - l' op-
           portunità di un tempestivo controllo delle aree di crisi oltremare, in modo da evi-
           tare l'estensione del conflitto e le  conseguenti  ripercussioni  sugli  interessi  e sulla
           sicurezza nazionale. Poiché tale criterio era già stato felicemente adottato nella pri-
           ma guerra Macedonica, con l'invio della flotta di Marco Valer io Levino nelle acque
           elleniche, egli ricordò che quello stesso «Filippo che si era già accordato con Annibale,
           per mezzo di legati e di lettere, per fare uno sbarco in Italia,  non poté muoversi dalla Macedo-
           nia perché gli fu  mandato contro con  una flotta  Levino  che gli portava la guerra in casa.
           E quello che si fece allora,  quando avevamo in Italia un nemico come Annibale,  non ci deci-
           deremo  a farlo  ora,  dopo  aver  cacciato  dall'Italia  Annibale,  dopo  aver sconfitto  i  Carta-
           ginesi?» <6°>.  In  questo  nuovo  conflitto,  la  flotta  romana,  dopo aver efficacemente
           concorso alla difesa di Atene e delle città costiere dell'Attica (Pireo, Eleusi e Megara)
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