Page 91 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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NASCITA E AFFERMAZIONE DEL POTERE M.ARJTIIMO DI ROMA 77
alla resistenza di Cartagine. Egli prese così la città di Neferi, dopo aver sconfitto
la guarnigione che, da quei luoghi, inviava viveri a Cartagine.
Trascorso l'inverno 147-146 a.C., i Romani poterono raccogliere i frutti delle
loro precedenti operazioni. Scipione espugnò la cittadella (Birsa) ed il porto milita-
re (Cotone). Da lì, la città venne conquistata, strada per strada, nell'arco di sei gior-
ni e sei notti. Scipione inviò quindi a Roma una nave recante l'annunzio della vittoria.
La nave risalì il Tevere fino al porto fluviale dell'Urbe, suscitando presso la popo-
lazione un entusiasmo liberatorio da tutte le ansie e le inquietudini precedente-
mente sofferte. Va peraltro osservato che quei timori, sebbene alimentati dall'ancor
fresco ricordo della devastante campagna di Annibale in Italia, erano principal-
mente legati a considerazioni marittime: qualche anno prima, uno dei più efficaci
interventi di Catone per sollecitare l'intervento di Roma contro l'ancor florida e
vicinissima Cartagine era stato quello di mostrare ai Senatori un grosso fico matu-
ro proveniente dal territorio punico, dichiarando, al loro stupore per la bellezza
e la freschezza del frutto, che la nazione che lo produceva era «a tre giorni di naviga-
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zione da Roma>> < >.
La Commissione dei Dieci inviata in Africa dal Senato per stabilire il futuro as-
setto di quel territorio decretò che Scipione dovesse demolire quanto rimaneva di
Cartagine e che, in avvenire, più nessuno vi dovesse abitare <73>. Ampie zone della
città erano già preda del fuoco appiccato dagli stessi abitanti negli ultimi giorni
della lotta. Cartagine continuò a bruciare per diciassette giorni consecutivi.
Publio Cornelio Scipione Emiliano celebrò il trionfo nel 145 a.C., e meritò
anch'egli, come il nonno adottivo, il soprannome di Africano (a cui venne poi ag-
giunto, dieci anni dopo, quello di Numantino).
La travagliata costruzione dell'Impero
Con la distruzione di Cartagine, i Romani ottennero, si, la rimozione della
più temibile minaccia alla loro sicurezza ed alloro predominio sul mare, ma essi
si sarebbero anche privati del più cr~dibile e pressante incentivo a salvaguardare
l'integrità delle proprie capacità belliche: è questa la tesi di alcuni apprezzati stori-
ci antichi (sopra tutti Sallustio), che imputarono alla stessa causa l'insorgere degli
egoismi e della corruzione. Fra i commentatori moderni, quei pochi che si sono
soffermati sulle vicende navali del I secolo a.C. hanno voluto estendere quella tesi,
sostenendo che Roma avrebbe addirittura rinunciato a mantenere delle proprie flot-
te, vanificando la già acquisita supremazia marittima. Purtroppo la ricostruzione storica
di svariati eventi occorsi in quel periodo si basa solo su pochi scarni frammenti,
che poco ci dicono sugli avvenimenti di cui trattano e che nulla potrebbero comun-
que dirci su tutto il resto. Pertanto, al fine di trovare qualche risposta soddisfacen-
te, occorre considerare le peculiarità politiche e militari di quel periodo storico,
gli indizi navali presenti nei testi pervenutici e la coerenza dei grandi eventi ma-
rittimi che hanno portato Roma all'assoluto dominio dei mari.
In quel periodo storico, Roma venne investita da una "crisi istituzionale" la
cui origine non va ricercata, come inevitabilmente fecero i contemporanei, nell'af-

