Page 95 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
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NASCITA  E AFFERMAZIONE  DEL  POTERE  MARITTIMO  DI  ROMA                81


        Sono invece di fondamentale importanza le vittorie navali successivamente ottenu-
        te da Ottaviano, grazie al genio del suo grande ammiraglio Marco Agrippa, contro
        le flotte piratiche ricostituite da Sesto Pompeo (vinte a Milazzo e sbaragliate a Nau-
        loco, il 3 settembre 36 a.C.) e contro la flotta egizia di Antonio e Cleopatra (Azio,
        2 settembre  31  a.C.):  tali  vittorie cancellarono le  ultime due potenze navali  (en-
        trambe temibilissime),  non  soggette  a  Roma,  esistenti  nel  Mediterraneo.

        La Pax Romana

             Vanno dopo la vittoria navale di Azio, le forze  romane sbarcarono in Egitto,
        ove Ottaviano poté facilmente  cogliere il frutto  di  quella sua perentoria afferma-
        zione sul  mare:  il  suicidio  di  Cleopatra  segnò la  fine  della  monarchia. tolemaica
        alessandrina, a cui seguì l'annessione dell'Egitto al  nascente Impero. Roma aveva
        così completato la  sua espansione su tutte le  rive del Mediterraneo, che era in tal
        modo diventato il grande mare interno che i Romani a giusto titolo poterono chia-
        mare  «Mare  Nostrum».
             Le porte del tempio di Giano, aperte solo in tempo di guerra, vennero chiuse
        l'  11 gennaio 29 a.C. Ottaviano, che ricevette poi il titolo di Augusto, ebbe il gran-
        de merito storico  di  comprendere che  l'Impero aveva  a  quel  punto raggiunto la
        sua estensione ottimale; venne in tal modo ad instaurarsi quella che fu poi chiama-
        ta la  «Pax Romana»,  cioè quella situazione di  stabilità e di  sicurezza che favorì  la
        prosperità dell'Impero e la diffusione della civiltà. Tutto questo venne basato sulla
        maestà di Roma,  sull'applicazione delle  sue leggi,  su  di  una ramificata  struttura
        amministrativa, su di una fitta  ed efficiente rete di  comunicazioni terrestri e,  so-
        prattutto, marittime, nonché su di un apparato militare divenuto permanente, ma
        che comunque rimase strettamente commisurato all'entità dei  maggiori  fattori di
        rischio  (anche in  campo terrestre,  il numero  e la  consistenza  delle  legioni  erano
        tutt'altro che esuberanti a fronte della sterminata estensione dei confini dell'Impero).
             Per quanto concerne, in particolare la Marina, questa venne costituita ed or-
        ganizzata su base permanente da Marco Agrippa dopo la vittoria navale di Azio,
        cioè dopo che Roma ebbe acquisito non solo il completo dominio del mare, ma addi-
        rittura la piena sovranità sul Mediterraneo. Vi si può certamente ravvisare un aspetto
        paradossale: quasi come se si fossero giocate tutte le partite in calendario mettendo
        insieme, ogni volta, una squadra raccogliticcia e poi ci si  fosse  decisi  a costituire
        una bella squadra permanente al termine del campionato; anzi: al termine di quel-
        lo che ci appare come l'ultimo campionato. In realtà il "campionato" non era fini-
        to: l'assenza di grandi potenze marittime non significava che il mare potesse ritenersi
        definitivamente sicuro; occorreva comunque mantenervi una presenza navale per-
        manente, visibile e credibile per inibire il rifiorire di qualsìasi minaccia al regolare
        svolgimento delle attività marittime, alcune delle quali permanevano di  necessità
        vitale per la sopravvivenza stessa dell'Urbe. Per tratteggiare a grandi linee il ruolo
        di quella nuova Marina militare di Roma, può risultare efficace l'estrema semplifi-
        cazione adottata da Chester G. Starr:  «The historic task of taht navy was not to fight
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