Page 92 - Il Mediterraneo quale elemento del Potere Marittimo - Atti 16-18 settembre 1996
P. 92
78 DOMENICO CARRO
fievolamento dei tradizionali valori morali, nel dilagare della corruzione e nel pre-
valere degli interessi di fazione su quelli dello Stato; presso qualsiasi società, questi
aspetti sono presenti- in maggiore o minore misura- in tutte le epoche, e siri-
flettono nelle tristezze della cronaca quotidiana. Quella crisi non fu altro che una
inevitabile fehbre di crescita, poiché Roma era passata dal controllo problematico di
solo una parte della penisola italiana alle proiezioni oltremare in Spagna, in Afri-
ca, nella penisola balcanica, sulle coste asiatiche dell'Egeo e su tutte le principali
isole bagnate dai mari che circondano l'Italia. Vi erano inoltre degli interi regni
che stavano passando sotto il suo dominio, essendo stati lasciati in eredità al popolo
romano dai rispettivi sovrani (Pergamo nel133 a.C., Cirenaica nel 96 e Bitinia nel
74). L'ammirevole struttura organizzativa della Repubblica non era stata concepi-
ta per gestire gli interessi di un Impero in via di costituzione ed in continua espan-
sione, né poteva più tutelarli in modo a.deguato. Sul piano politico, le lotte senza
·esclusione di colpi fra Mario e Silla, Pompeo e Cesare, Antonio e Ottaviano, an-
corché alimentate da motivate ambizioni dei contendenti, non furono altro che gli
effetti perversi della necessaria ricerca di un più rispondente assetto istituzionale,
ricerca che giunse a compimento con la costruzione del nuovo ordinamento del
principato augusteo. Sotto il profilo militare, quelle lotte determinarono non pochi
scompensi, aggravati dalla natura non permanente che ebbero le forze armate (ivi in-
cluse, beninteso, quelle marittime) per tutto il periodo della Repubblica: le flotte,
come le legioni, venivano allestite ogni volta che se ne verificava l'esigenza; alter-
mine di quell'esigenza gli equipaggi (come le legioni) venivano congedati; e per
ricostruirli occorreva ricominciare tutto daccapo. Questo spiega che, se le contese
politiche interne non consentivano di far approvare in tempo utile la costituzione
di una flotta, si rischiava di doverne fare a meno (come accadde a Silla agli inizi
della prima guerra Mitridacica), e di dover fare affidamento sulle sole navi recupe-
rare dagli alleati (come fecero Lucullo, per conto di Silla), da affiancare poi alle
navi romane che nel frattempo si facevano costruire (come fecero Silla nell'inverno
86-85 e Lucullo in quello 73-72). Quando si parla di navi alleate, peraltro, occorre
ricordare che una loro presenza minoritaria in tutte le flotte di Roma era del tutto
normale (com'era normale l'analoga presenza di reparti alleati nelle legioni). Va
infine notato che una diversa considerazione deve essere riservata alle navi costrui-
te ed equipaggiate nelle provincie (soprattutto in Sicilia e nelle provincie d'Africa e
d'Asia), che erano poste a tutti gli effetti sotto la sovranità di Roma: poiché quelle
navi erano di proprietà dello Stato Romano e tenuto anche conto del carattere spic-
catamente cosmopolita del nascente Impero, sarebbe illogico, oltre che anacronisti-
co, considerare che quelle fossero navi alleate anziché romane.
Per quanto concerne gli "indizi navali" reperibili nei vari frammenti, !imi-
tandoci al periodo fra il termine della guerra Numantina e l'inizio della I gtierra
Mitridatica, che è quello meno documentato, troviamo innanzi tutto ~a guerra Ba-
learica (123-122) in cui Quinto Cecilia Metello con la sua flotta rimosse la piaga
4
della pirateria dalle isole Baleari (7 >. Successivamente, nell"intero periodo della

